Anno bisesto, anno funesto.

Ovviamente non ci credo, però quando penso allo stato delle cose alla fine del 2011 un po’ di paura mi viene. Sempre più analisti scrivono che si respira “aria da anni ’30“. Si riferiscono perlopiù al clima economico, ma non solo; e il riferimento agghiacciante è a dove il clima degli anni ’30 portò l’Europa e il mondo.

Purtroppo queste analisi a livello macro mi sembrano condivisibili e anche corroborate, a livello micro, da segnali inquietanti. Vivo sulla mia pelle, nella mia vita privata di ogni giorno, livelli di xenofobia in aumento. Io sono un diverso, uno straniero, e non è facile essere straniero senza essere turista. Non lo è mai stato, ma sta diventando sempre più difficile.

Anche la parte olandese della mia famiglia si sta trincerando, più o meno inconsapevolmente, in un nazionalismo crescente. Non si può parlare di abitudini, costumi o altre caratteristiche “olandesi” (magari per confrontarle con altre) senza che le espressioni facciali diventino aggressive, che il tono si alzi in sfida, che si faccia blocco difensivo contro il diverso che osa mettere in causa le sane tradizioni della nazione.

Esagero? Forse. Il 23 ottobre scorso però gli ambasciatori di otto Paesi hanno manifestato sul giornale NRC Handelsblad la loro preoccupazione e sorpresa per come l’Olanda stia diventando un Paese provinciale che si guarda l’ombelico. Il 26 novembre la risposta è stata affidata a un tale Herman Vuijsje, giornalista e sociologo, il quale taglia corto dicendo che gli ambasciatori non hanno capito nulla, che gli Olandesi si sono solamente fatti più furbi e che in ogni caso nei loro otto Paesi rispettivi le cose stanno ancora peggio. Un esempio dell’argomentazione messa in campo: gli Olandesi interrogati nei sondaggi rispondono: “non sono spaventato/a dagli stranieri, ma la maggior parte degli Olandesi evidentemente lo è“…

Insomma: si trova normale rispondere ad otto (otto!) punti di vista differenti con uno (uno solo!) “nazionale”, in sostanza rifiutando l’accusa di xenofobia ma al tempo stesso corroborandola con un: non c’è nulla da fare, le cose cambiano e gli stranieri dovranno abituarsi.

E in Italia? Nel mio primissimo articolo avevo già descritto la qualità ombelicocentrica di noi italiani. Non mi pare che siamo migliorati, anzi: basti la lettura di alcuni commenti di questo blog (visto che io sono “altro” anche per molti miei connazionali).

Il livello dell’odio, spinto anche dalla crisi e dalla paura che ne segue, sta aumentando lentamente ma inesorabilmente. Se il fiume dell’odio esonda, sarà davvero un anno funesto.

Disclaimer: Come riportato nella bio, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.