Potrebbe essere un’amena città, piena di verde, ai piedi dei Carpazi, nel cuore della Romania. Ma Ramnicu Valcea, 110mila abitanti, non è una città qualunque. I media americani la hanno ribattezzata “la Silicon Valley del furto su Internet”. E’ la capitale mondiale degli hacker che si stanno arricchendo a colpi di aste truccate su eBay o di inserimenti furtivi sui conti bancari di ignari cittadini statunitensi.

Il quotidiano francese Le Monde ha appena dedicato un ampio reportage alla città. Sul posto Stelian Petrescu, geografo, ha spiegato che “non c’è proprio da essere fieri ma Ramnicu Valcea è senza dubbio la città rumena più conosciuta negli Usa. Prima gli americani non avevano alcuna idea del nostro Paese, a parte la Transivania e la leggenda di Dracula. Adesso, però, è la mia città a essere divenuta una star, a causa di questi giovani che rubano su Internet. Qui non siamo più a Ramnicu Valcea ma a Hackerville“.

Secondo le forze dell’ordine rumene, l’80 per cento delle frodi colpiscono proprio cittadini statunitensi. E’ per questo che l’Fbi ha iniziato a interessarsi da vicino alla questione. Il suo direttore, Robert Mueller, è andato in missione in Romania agli inizi di dicembre praticamente solo per cercare di risolvere il problema Ramnicu Valcea. Non solo: l’Fbi ha già formato oltre 600 poliziotti rumeni alle tecniche più utili per scovare gli hacker. Nel luglio scorso forze dell’ordine locali, assieme a rappresentanti dell’Fbi, hanno organizzato una retata che ha portato in prigione 23 hackers, accusati di avere beffato un migliaio di americani per un totale di 20 milioni di dollari. Negli ultimi tempi si moltiplicano le offensive della polizia, soprattutto nel quartiere di Ostroveni, nel sud della città, il feudo dei giovani delinquenti. L’ultima, di una certa importanza, risale al 22 novembre. “Venticinque persone, con età compresa fra i 18 e i 35 anni, sono state arrestate per avere provocato un pregiudizio di 120mila euro a cittadini Usa, svizzeri, francesi, austriaci e tedeschi – ha sottolineato il procuratore Danusia Boicean -. Avevano organizzato aste false su eBay di prodotti elettronici, di auto, perfino di trattori”.

Ma l’attività più florida della città non sembra conoscere crisi. L’apertura di un concessionario Mercedes-Benz, in periferia, con una serie di grosse auto esposte su 2.700 metri quadrati. E un florilegio di bar e discoteche, dove gli hackers trascorrono le loro serate e notti. Oltre all’esistenza di una ventina di agenzie di Western Union, dimostrano che di soldi ne girano tanti a Ramnicu Valcea, spazzata da un vento di prosperità. “Ma qui che cosa si può fare d’altro? – ha dichiarato al giornalista di Le Monde George, un giovane incontrato nelle strade del quartiere Ostroveni -. Lavoro non ce n’è. Il Governo parla solo di crisi e di riduzione di stipendi. Io ho 24 anni e durante gli anni dell’università non ho fatto altro che sacrifici”. George si è appena laureato in management. Non sa bene cosa farà. Ma, anche senza dirlo apertamente, sembra molto attratto dalla professione di hacker. “Ho amici che riescono a guadagnare decine di migliaia di euro. E’ vero, li rubano su Internet. Ma almeno si arrangiano. E io cosa dovrei fare? Lavorare tutta la vita per due soldi? Mettetevi al mio posto”.

Intanto le tecniche «finanziarie» degli hacker di Ramnicu Valcea si affinano sempre più. Agli inizi degli anni Duemila comunicavano ingenuamente alle loro vittime per il pagamento il loro conto bancario in Romania. E cosi’ potevano essere indviduati co facilità dalla polizia. In seguito, pero’, hanno messo su un sistema transnazionale più articolato. Hanno ingaggiato intermediari nei loro «mercati», che aprono conti locali sui quali la persona truffata paga prodotti o servizi offerti sulla Rete, ma che in realtà non esistono. I soldi vengono poi trasferiti lungo una catena di conti di altri intermediari, in Paesi diversi. Prima di atterrare nella ridente, verde, apparentemente amena Ramnicu Valcea.