Il presidente del consiglio ha risposto in maniera positiva all’appello alla trasparenza rivolto al Governo l’indomani della sua nomina. Una disponibilità a cui molti si aspettavano un riscontro immediato. Così, nei giorni scorsi abbiamo scomodato gli uffici di Palazzo Chigi per chiedere conto dei tempi e dei modi in cui si intende procedere.

Il primo a rispondere al Fattoquotidiano.it è stato il sottosegretario Antonio Catricalà, spiegando che “le dichiarazioni patrimoniali dei componenti del Governo sono depositate presso l’Antitrust e presso il Senato della Repubblica. Quest’ultimo rende pubblici i dati. Io ho già provveduto ai due depositi e non ho nulla da tenere riservato. L’Antitrust mi ha già scritto che a mio carico non sussistono situazioni di incompatibilità (nota prot. n. 77476 del 23/12/2011)”. Lo stesso Catricalà poi ha aggiunto: “Al prossimo Consiglio dei Ministri chiederò ai colleghi come si sono regolati”.

Dopo la risposta di del sottosegretario è arrivata, indirettamente, anche quella di Mario Monti che ha trattato la questione in un passaggio della conferenza stampa del 29 dicembre, quando ha fatto riferimento alla decisione di rendere pubblici redditi, posizioni patrimoniali e relazioni con gruppi di potere: “Qualcuno ha osservato che avevo preso qui un impegno particolare di trasparenza per quanto riguarda i membri del governo. Lo confermo”, ha detto il presidente, che ha continuato specificando quali saranno i tempi entro cui aspettarsi la pubblicazione: “Il termine è il termine dei 90 giorni prescritto dalla legge per quanto riguarda le dichiarazioni di interessi dei membri del governo. Il termine entro il quale ho chiesto ai miei ministri di adempiere alla dichiarazione è quello, e non sono ancora decorsi”. Monti ha ricordato anche che il suo governo andrà oltre le prescrizioni di legge, essendosi autoimposto una disciplina particolare in merito alla trasparenza: “Quindi a quel termine si vedrà più di quello che la legge richiede per quanto riguarda la estensione della dichiarazione e il modo di pubblicità”.

Esistono da tempo, infatti, norme che regolano la pubblicità della situazione patrimoniale dei membri del governo e dei titolari di cariche elettive. In particolare la legge 441 del 5 luglio 1982 prevede che entro tre mesi dalla proclamazione, i soggetti interessati presentino un articolato elenco di dichiarazioni concernenti redditi, situazione patrimoniale, comunicando annualmente le eventuali variazioni. La stessa legge prevede che queste informazioni debbano essere riportate in un apposito bollettino e che tutti i cittadini iscritti alle liste elettorali hanno diritto di conoscerne il contenuto. Belle parole che si traducono, come spesso accade, in una pratica bizzarra. Una volta all’anno i dati patrimoniali di tutti i soggetti obbligati vengono raccolti e messi a disposizione per la sola consultazione in un ufficio della Capitale. Chi vuole, tra le 10 e le 19, può recarsi al Servizio delle prerogative, delle immunità parlamentari e del contenzioso, che si trova a Roma, in corso Rinascimento 40 (Palazzo della Sapienza). Da Mario Monti, dopo le promesse, ora ci si aspetta che provveda a rendere più accessibili questi dati, magari pubblicandoli sui siti web istituzionali, come già avviene in altri paesi europei.