Nella giornata di venerdì scorso, a Giaglione, in alta Val Susa è arrivato un pullman da 60 posti. Proveniva da Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, e trasportava tre classi del locale liceo Lorenzo Federici. Lo scopo della gita, approvata dal consiglio d’istituto, era quello di andare a visitare lo pseudo-cantiere dell’opera inutile, la Torino–Lione. Ad accompagnare le scolaresche, oltre a due insegnanti di religione, il consigliere comunale Guido Fissore ed alcuni esponenti No Tav. Una volta arrivati alle reti, dove i ragazzi hanno potuto scattare numerose fotografie (anche al filo spinato di provenienza israeliana…), i due insegnanti di religione sono stati identificati dalla Digos per aver violato l’ordinanza prefettizia che vieta la circolazione nell’area circostante il cantiere.

A parte il fatto che l’immagine dei ragazzi che vanno a fare le foto a Digos e forze dell’ordine asserragliate in un recinto, rimanda tristemente ad un’altra immagine, quella di una visita a quello che oggi viene definito il “bioparco”, ossia il vecchio “zoo”, ancora una volta la brutta impressione è che lì, in quel recinto, ci sia non lo Stato, ma gli interessi forti che fortissimamente vogliono che si faccia l’opera inutile e si sperperino decine di miliardi di euro di tutti noi. O meglio, c’è lo Stato, ma non come tradizionalmente lo si intende, bensì come difensore di quegli interessi.

Ovviamente, il fatto non poteva non sollevare l’indignazione del parlamentare del Pd, Stefano Esposito, il quale ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo: “Fatto sconcertante portare i ragazzi dove si sono commessi reati”. Ed ancora: “sconcertante portare degli studenti, peraltro minorenni, a violare un’ordinanza prefettizia e ascoltare sermoni contro lo Stato non ha nulla a che vedere con l’approfondimento del fenomeno sociale e politico dell’opposizione alla Tav”.

Sarebbe interessante sapere dal paladino Si Tav attraverso quali strumenti si potrebbe approfondire oggi il fenomeno sociale e politico dell’opposizione alla Tav, visto che gli organi di “informazione” sono tutti schierati con i poteri forti. Al riguardo si ricordi lo studio del 2006 del professor Antonio Calafati dell’Università di Ancona, circa l’informazione fornita sull’alta velocità ferroviaria in Val di Susa. Egli, analizzando gli articoli sulla Tav di Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, “non ha trovato niente, niente che assomigli a una ragione, a una argomentazione razionale” che giustificasse l’opera (Ivan Cicconi, “Il libro nero dell’alta velocità”).

Come efficacemente dicevano i latini: “mala tempora currunt”.