Le squadre di calcio sono imprese e perciò dovrebbero ispirarsi ai generali principi di sana gestione economica. Ma osservando un campione di società di calcio, i principi generali che guidano le scelte economiche sembrano altri. Se misuriamo il costo di ciascun punto in classifica negli ultimi campionati, scopriamo che per vincere lo scudetto l’Inter ha speso cinque milioni, mentre alla Roma il secondo posto è costato solo due milioni. Come i modelli di business influenzano le performance economiche.

di Emilio Roncoroni* (Fonte: lavoce.info)

Le squadre di calcio sono imprese e, in quanto tali, dovrebbero seguire condotte ispirate ai generali principi di sana gestione economica, con controllo sulle dinamiche dei costi e crescita dei ricavi. Ma analizzando un campione di società di calcio italiano, i principi generali che guidano le scelte economiche sembrano altri.

I bilanci di sei squadre

Sono state analizzate sei società, quattro appartenenti al gruppo dei grandi club e due a quello dei medi: Inter, Milan, Juventus, Roma, Udinese e Atalanta. (1)
bilanci analizzati hanno riguardato il triennio 2008–2010, con chiusura dell’esercizio al 30 giugno in corrispondenza con il termine della stagione calcistica, salvo per Milan che ha adottato come data di chiusura il 31 dicembre.
I grandi club hanno accumulato nel triennio perdite di dimensione assai variabile: Inter 371 milioni di euro, Milan 150, Juventus 25, Roma solo 5 milioni di euro, mentre Udinese e Atalanta sono riuscite a ottenere, come somma algebrica, un risultato positivo. Udinese di quasi 8 milioni e Atalanta di soli 250mila euro. Forti perdite d’esercizio hanno richiesto ripianamenti e talvolta contestuali nuovi versamenti per ricostituire il capitale sociale. Gli azionisti di Inter hanno versato nel triennio nuove risorse finanziarie per 196 milioni, mentre l’azionista Fininvest ha versato nelle casse del Milan 161 milioni.
Le altre squadre invece avevano creato riserve in grado di coprire le perdite future. Per Roma  provengono da una cessione realizzata nel 2007 riguardante il ramo d’azienda dedicato alle attività di marketing e merchandising, per un importo di 125 milioni, che è confluito in una speciale riserva di patrimonio per 123 milioni (al netto delle passività di tale ramo). Nel caso di Juventus il patrimonio netto della società è stato rafforzato in sede di aumento di capitale con sovrapprezzo, dando luogo a una riserva utile a coprire le perdite future. Udinese, grazie ai risultati sovente positivi, dispone di un patrimonio netto robusto (38 milioni al 30 giugno 2010) e inoltre ha distribuito un dividendo di 4 milioni nel 2008 a fronte di un utile di esercizio di 7,7 milioni di euro. Atalanta ha riaggiustato il patrimonio con un nuovo aumento di 17 milioni effettuato nel 2010, un esercizio contraddistinto da perdite per oltre 6 milioni di euro, dalla retrocessione in serie B e dal cambio di proprietà effettuato nel gennaio 2010.

Un confronto fra costi e ricavi

Il business delle squadre di calcio si articola sostanzialmente su due macro aree: la prima e più importante è quella sportiva alimentata da diverse tipologie di ricavi (biglietti, diritti televisivi, eccetera) e che genera costi operativi formati soprattutto da quelli del personale; la seconda è rappresentata da eventi straordinari, ancorché ripetuti, ed è formata dalla cessione dei diritti di alcuni calciatori. È importante separare le due attività in quanto la prima si fonda sul core business mentre la seconda ha parecchi elementi di variabilità, a partire dai valori attribuibili in sede di cessione ai diversi calciatori. Nei bilanci di parecchie società i ricavi d’esercizio comprendono anche le plusvalenze da cessione, generando un artificioso incremento dei ricavi.
Per evidenziare l’importanza delle due aree sono stati calcolati il margine operativo lordo (Mol) e il reddito operativo, per poi confrontarli con le plusvalenze da cessione dei diritti. I dati riportati nella tabella sono medie semplici dei valori triennali delle diverse grandezze economiche analizzate.

Tabella 1

Medie triennio 2008 – 2010 di Mol*, reddito operativo** , plusvalenze e incidenza costo personale/ricavi (dati in migliaia)

Inter Milan Juventus Roma Udinese Atalanta
Mol – 104.449 – 63.025 23.372 3.021 –  2.808 –  47
Plusvalenze 30.678 40.004 16.355 16.640 31.631 10.851
Saldo – 73.772 –  23.021 39.727 19.661 28.824 10.804
Reddito operativo – 154.964 – 107.639 –  14.032 –  23.585 – 20.417 –  9.555
Plusvalenze 30.678 40.004 16.355 16.640 31.631 10.851
Saldo – 124.286 –  67.636 2.323 –  6.945 11.215 1.296
Personale/tot ricavi % 82,8 74,2 58,1 69,7 56,1 51,4

*) il Mol è pari ai ricavi escluse le plusvalenze meno i costi operativi monetari

**) il reddito operativo è la differenza tra il Mol e gli ammortamenti

La lettura dei dati riportati nella tabella 1 suggerisce alcune valutazioni:

– la gestione operativa comprensiva degli ammortamenti è costantemente in perdita;
– le plusvalenze sono sempre determinanti e in alcuni casi, come Udinese, garantiscono un reddito positivo;
– le perdite operative sono indotte da alti costi del personale. Secondo il fair play finanziario, ovvero l’insieme di regole contabili il cui rispetto aprirebbe l’accesso ai campionati internazionali, una delle voci da rispettare riguarda il rapporto costo personale su fatturato che non dovrebbe superare il 70 per cento.

Il costo del personale è composto quasi esclusivamente dal costo del lavoro dei tesserati (calciatori e tecnici) il cui numero è in aumento, soprattutto per quanto concerne i tecnici. Nel 2010 il numero dei calciatori si collocava tra un minimo di 35 di Atalanta a un massimo di 58 di Milan, seguito da Inter con 55. L’occupazione totale dei tesserati varia da 57 (Udinese) a 139 per le due squadre milanesi.

Modelli di business e performance economiche

Udinese ha un modello di business incentrato sulla valorizzazione di calciatori acquistati a prezzi contenuti e rivenduti a quotazione alte. Ed è riscontrato da un importo delle plusvalenze non lontano da quelle registrate da grandi club come Milan e Inter. Il “modello Udinese” richiede uno staff tecnico con una presenza capillare in diverse parti del mondo calcistico per individuare i futuri campioni. Per garantirsi questa presenza Udinese ha speso, nel 2010, 13 milioni di euro, più di Milan e Inter, che vi hanno dedicato circa 9 milioni a testa.
Tre delle quattro squadre appartenenti ai grandi club hanno assunto modelli di business più tradizionali con forti investimenti per costruire squadre con talenti. Juventus ha perseguito almeno fino al campionato 2009–2010 una strategia di controllo dei costi dei calciatori con incidenze sui ricavi abbastanza in linea con Atalanta e Udinese.

Tabella 2

Punteggio delle squadre nei campionati dal 2008 al 2010 e costo in migliaia per punto in classifica

Posizione nella classifica
2009 – 2010 2008 – 2009 2007 – 2008
Inter 1 1 1
Milan 3 3 5
Juventus 7 2 3
Roma 2 6 2
Udinese 15 7 7
Atalanta 18 11 9
Punteggio classifica campionato
2009 – 2010 2008 – 2009 2007 – 2008
Inter 82 84 85
Milan 70 74 64
Juventus 55 74 72
Roma 80 63 82
Udinese 44 58 57
Atalanta 35 47 48
Costi operativi per punto di classifica (in migliaia)
2009 – 2010 2008 – 2009 2007 – 2008
Inter 4.971 4.551 4.029
Milan 4.620 4.018 4.804
Juventus 4.329 3.062 2.955
Roma 2.087 2.641 2.031
Udinese 1.714 1.189 1.099
Atalanta 1.351 918 849

Si vince solo se si spende tanto?

Nella tabella 2 si è voluto creare un indice rozzo che misuri il rapporto tra costi e risultati sportivi. Il primo fattore sono i costi operativi, che indicano il complesso di risorse messe a disposizione della singola squadra; il secondo, espresso dal punteggio nella classifica finale di ciascun campionato, misura le performance sportive. Il rapporto costi operativi per punto di classifica (espresso in migliaia di euro) sintetizza i due contributi. È interessante porre a confronto i due campionati (2007–2008 e 2009–2010) dove in entrambi Inter ha vinto lo scudetto e Roma è arrivata seconda a pochi punti (3 nel primo e 2 nel secondo), tuttavia per vincere il campionato 2009–2010 Inter ha speso circa 5 milioni di euro per ogni punto di classifica, mentre Roma solo 2 milioni.

(1) Delle quattro grandi squadre due (Juventus e Roma) sono società quotate alla borsa di Milano. Per i confronti adottati in questa sede la quotazione è neutra in quanto i criteri contabili sono i medesimi sia per le imprese quotate sia per quelle non quotate. Udinese è stata inserita nel campione perché ha un modello di business proprio, le cui caratteristiche saranno precisate nel proseguo dell’articolo, mentre Atalanta è entrata nel gruppo per due ragioni: da un lato quale rappresentante delle altre società calcistiche con storie sportive altalenanti e dall’altro perché dotata di un vivaio che rappresenta un fattore distintivo.

*Emilio Roncoroni ha conseguito nel 1979 la laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano. Successivamente ha frequentato il “Corso di gestione dell’economia e dell’impresa” presso ISTAO in Ancona 1979 – 1980 ed ha altresì seguito il Master CBS presso SDA – Università Bocconi in Milano 1981 – 1983. Fondatore e partner di Studio Associato Politema, studio di professionisti che svolge attività di consulenza e di formazione ad imprese ed enti locali. In particolare le aree di intervento riguardano: la consulenza a imprese nella predisposizione di piani di marketing e nella progettazione di sistemi di controllo direzionale, l’analisi di business e la preparazione di rapporti sul grado di attrattività di un settore a supporto di decisioni di investimento, la consulenza ad enti locali e imprese del terzo settore, la realizzazione di ricerche sui servizi di pubblica utilità. Ha svolto attività didattica sia presso scuole di formazione sia presso università tra cui la facoltà di Economia dell’Università di Modena – Reggio Emilia, dove è stato docente a contratto di Finanza aziendale.