Nel 2011 l’allora Ministro dell’Università Maria Stella Gelmini, forte dell’esperienza acquisita con il Comitato di Valutazione della Ricerca (CIVR), lanciò l’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) la quale, dopo 6 mesi di duro e costoso lavoro, produsse infine, nel maggio del 2012, una classificazione delle Università italiane.

A sorpresa, il Ministro decise di usare la classificazione in senso rigorosamente meritocratico: soldi ai più bravi, per stimolare la competizione. Contro ogni aspettativa, Nobel cominciarono a fioccare: non si sapeva più dove metterli. Meno l’Università veniva finanziata, più Nobel prendeva, tanto che i Leghisti, invidiosi dei successi delle Università meridionali, più povere, pretesero che i finanziamenti fossero tagliati anche alle Università del Nord, prima tra tutte il Politecnico di Torino, che era in testa alla classifica ministeriale.
Certo, per la mancanza di fondi di manutenzione, le aule erano un po’ malridotte: non c’era una finestra sana, sembrava di stare al Colosseo. Dei bagni poi è meglio non parlare, gli studenti dovevano soddisfare i propri bisogni agli angoli delle strade. Ma tutti erano giustamente felici ed orgogliosi dei propri Atenei, e del resto i gabinetti non c’erano neppure nelle scuole di Atene.

Il Ministro dei Trasporti, folgorato come Saulo sulla via di Damasco, copiò l’idea della collega e istituì l’agenzia di Valutazione delle Ferrovie (VaF), sotto la presidenza del dott. Trota Bossi, che finito l’Expo di Milano era disoccupato. Dopo un anno di duro lavoro e tanti soldi spesi, la VaF produsse la sua classificazione, dalla quale risultava che al Sud le ferrovie funzionavano peggio che al Nord. Pertanto: taglio deciso degli investimenti al Sud, spostamento delle carrozze più malandate e delle motrici più vecchie dal Nord al Sud e viceversa per le carrozze e le motrici più nuove.

Come è noto i risultati sono stati inferiori alle aspettative: i viaggiatori protestano. Non capiscono nulla di meritocrazia.