Nella trasmissione di Servizio Pubblico del 22 dicembre, è stata mandata in diretta una lunga telefonata di Diego Della Valle. La trasmissione era in gran parte dedicata alla soppressione dei treni a lunga percorrenza notturni ed alla lotta sacrosanta dei lavoratori licenziati dalle ditte appaltatrici.

Fra gli ottimi servizi mandati in onda, in studio, Gianni Dragoni, giornalista de Il Sole 24 Ore, aveva offerto una puntuale ricostruzione di come NTV, la nuova compagnia ferroviaria fondata da Della Valle, Montezemolo e Punzo, è entrata nell’affare dell’alta velocità e come dalla sua evoluzione societaria  e patrimoniale, i magnifici tre abbiano lucrato decine di milioni di euro a fronte di un investimento insignificante.

Fra la molta aria fritta che l’imprenditore di Casette d’Ete ha fornito ai telespettatori ha avuto anche la faccia tosta di dire che NTV ha ottenuto il contratto di servizio per la gestione del servizio alta velocità avendo “partecipato ad una gara indetta durante il governo Prodi, l’abbiamo vinta e poi ci siamo fermati perchè è cambiato il governo. Abbiamo sottoposto le carte al nuovo governo e la gara è stata confermata”. La gara, non solo non c’è mai stata, ma, addirittura, proprio il Governo Prodi, con decreto legge,  ha cancellato una delle poche norme serie emanate dal governo Berlusconi, l’articolo 8 della legge 166/2002, che, appunto prevedeva la gara ad evidenza pubblica. Grazie proprio a questo regalo del Governo Prodi, NTV ha potuto firmare un contratto di servizio decennale con RFI, nella più rigorosa e riservatissima trattativa privata, scegliendo le traccie ferroviarie più convenienti.

In studio insieme a Santoro vi erano due ospiti che, invitati al commento, hanno semplicemente balbettato delle banalità.  Uno, il sottosegretario Polillo, è sembrato un pesce fuor d’acqua, l’altro, Di Pietro, evocando pure una gara mai esistita, scaricava la responsabilità sull’”incapace” Moretti dimendicando che era stato promosso amministratore delegato di FS proprio dal governo del quale era membro e che all’epoca della presunta gara lo stesso Di Pietro era Ministro delle Infrastrutture e dunque con delega alla supervisione dei contratti di RFI.

Alla ignoranza acclarata degli ospiti si è associata però anche quella del conduttore. Che Santoro fosse  scarsamente informato sul tema può anche starci, anche se nel preparare una trasmissione sui treni, il conduttore avrebbe dovuto prepararsi un po’ meglio. Non ci sta però che la marchetta di Della Valle venga letta come una “diversa interpretazione” alla pari di quella, composta da fatti e cifre incontrovertibili, offerta da Gianni Dragoni al quale, fra l’altro, Della Valle si è rivolto chiedendo chi fosse quel “tizio” e che “mestiere facesse”. Non ci sta nemmeno che questo modo offensivo di rivolgersi ad una persona ospite, passi in silenzio senza che Santoro lo censuri e che addirittura impedisca alla stessa persona di rispondere.

Una svista, lo spero proprio, non certo per Polillo e Di Pietro, ma per la professionalità di Santoro e per quello che rappresenta la straordinaria esperienza di Servizio Pubbico. Confido dunque che il 12 gennaio, la prossima puntata, Santoro ritorni su questa clamorosa marchetta, perchè Della Valle non ha espresso un parere, ma ha raccontato una bugia indecente.

Può darsi che anche l’imprenditore marchigiano fosse poco informato, ma allora non può raccontare di avere investito in un’impresa ad “altissimo rischio”, mostrando un fare da avventuriero e non da imprenditore oculato. E’ più probabile però che Della Valle, non essendo un avventuriero, mentiva sapendo di mentire, per nascondere una storia che assomiglia molto a quella dei furbetti del quartierino.