Nonostante la forza della ripetizione, la vischiosità del rito, la produzione mediatica di bimbibelli e adultibuoni, i cinepanettoni, gli sms di “tanti auguri”, la persistenza infernale dell’umana necessità di festeggiare, il Natale, quest’anno, è stato davvero difforme. Nei negozi addobbati, fra le merci scontate, i commessi chiacchieravano, giocavano a Tetris, chiamavano casa.

I più intraprendenti uscivano in strada e tentavano di buttar dentro i passanti, i più creativi si fingevano clienti per coprire il vuoto. 166 euro a famiglia, è il pianto del giorno dopo. I commercianti chiedono la liberalizzazione del Natale, perché uno all’anno non basta più. I Pil-dipendenti, quelli che “bisogna consumare se no l’economia non riparte”, appoggiano la giusta rivendicazione.

Dall’anno prossimo si festeggerà anche il compleanno del Maligno. Tutti legittimi egoisti per un giorno. A comprare regali per se stessi. Se non funziona neanche questo, toccherà aprire gli occhi: non ci sono soldi in più. Impariamo a fare senza?

Il Fatto Quotidiano, 27 Dicembre 2011