Dice Vincenzo Bernazzoli che “abolire le province è una cavolata, una soluzione demagogica”. Lo dice sovente, l’ultima occasione è stata qualche giorno fa, durante il brindisi di Natale con la stampa: “Non ci sto a definire il nostro un ente inutile – ha scosso il capo prima di offrire il panettone – non è così, ce ne accorgeremo”. Si scalda molto sulla questione l’uomo considerato “vincente” del Partito democratico, che pure – come i maligni fanno notare – a maggio con le elezioni comunali potrebbe saltar giù dal carro che comincia ad andare a fuoco. Bernazzoli è infatti il candidato di punta alle primarie del centrosinistra, in calendario a Parma il 29 gennaio. Parecchi lo considerano già sindaco. “Non è eliminando servizi fondamentali che si riducono i costi della politica – ha però mantenuto la direzione, martedì al brindisi – anzi così finiamo per creare una situazione di grave indeterminatezza per i nostri lavoratori”.

Ma scusi Bernazzoli, il suo stesso segretario Pier Luigi Bersani predica quantomeno la riduzione delle province. Nei mesi scorsi parlò proprio di dimezzamento. Dunque? Siamo al solito Pd confuso e contraddittorio? “No – replica Bernazzoli, tipica flemma e mani in tasca – Bersani ha sempre parlato di accorpamento e razionalizzazione, non di abolizione”. L’obiezione al presidente-candidato è arrivata persino da Gian Antonio Stella, autore con Sergio Rizzo de La Casta su sprechi e spese allegre di Palazzo. La firma del Corriere ha scritto alla stampa locale, dopo aver letto un titolo che lo tirava in ballo. E’ successo sempre al brindisi di Natale: tanto preso dall’argomento, Bernazzoli a un certo punto aveva detto “sono pronto ad un confronto pubblico con Gian Antonio Stella, l’ho invitato mesi fa ma lui non ha mai risposto”. Tempo un paio d’ore ed eccola, la risposta: “Fissi la data” ha replicato Stella mentre sembra di sentire già le note di Morricone in sottofondo.

“E’ una discussione sul passato che non mi appassiona più” lo gela però ora proprio lui, Bernazzoli lo sfidante. “A questo punto si tratta di capire piuttosto come garantire la tenuta e la coesione territoriale, continuando a offrire alle fasce più deboli la nostra tutela e le nostre attenzioni”. Il Presidente aggiunge poi che “in questo 2011 in cui il Paese ha rischiato il default la Provincia di Parma, che è un ente serio, ha lavorato per assicurare la tenuta del tessuto sociale: abolire istituzioni come la nostra sarebbe davvero una stupidaggine”.

Sembra dunque incurante del vento nuovo, il candidato sindaco Bernazzoli. Indifferente al movimento invisibile del Paese che qualcuno chiama anche “antipolitica”: quello insomma dell’insofferenza diffusa nei riguardi di un potere ricco e distante, che nel “carrozzone” delle province individua uno dei simboli della casta. Bernazzoli sa che non depone a favore dire “no all’abolizione” ma non molla. Del resto il Pd già si presentò indeciso lo scorso luglio in Parlamento, quando si astenne proprio sulla proposta Idv di abolizione delle province mancando un’occasione – fece notare qualcuno – per agguantare l’impalpabile ma dominante sentimento del Paese.

Eppure a Parma il barometro degli umori nel Pd segna tempesta. La posizione di Bernazzoli sulle province – che come dice Stella è in controtendenza nel Pd – potrebbe rafforzare l’ala critica del partito: quella che anche pubblicamente non perde occasione per additare presunte contraddizioni nelle dichiarazioni del candidato, per esempio sulla eccessiva cementificazione del suolo pubblico: “Non vorrei ricordare – ha scritto sui giornali Giuseppe Massari, che non è un avversario di Bernazzoli ma un suo compagno di partito –  l’avallo dato dall’ente da lui presieduto a Psc e varianti urbanistiche del comune di Parma, causa dello scempio urbanistico della città; l’accordo di programma Ikea; l’accordo, che ha avocato a sé la decisone, circa la costruzione di un contrastato stabilimento di una importante azienda di salumi nella zona sud della città (…). Insomma ci mancava anche la grana della casta, di Stella e delle province a complicare le cose per “Berni”, come lo chiamano in piazzale della Pace. Proprio ora che l’avversario Nicola Dall’Olio, ala “ecodem” e giovane del Pd, comincia a far breccia nell’elettorato.