Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco

E’ vero, lo spread supera ancora i 500 punti, ma bisogna considerare “che cosa sarebbe successo, dove si sarebbe arrivati senza la manovra”. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervistato da Il Sole-24 Ore, difende l’azione di Mario Monti e risponde imlicitamente a chi, dai banchi del centrodestra, continua ad affermare che sui mercati di titoli di Stato nulla è cambiato nel passaggio dall’esecutivo di Silvio Berlusconi e quello dei “professori”. “L’Italia ha fatto la sua parte”, spiega il governatore, “la tendenza all’aumento dei rendimenti si è comunque bloccata e si è invertita, e oggi siamo ben al di sotto dei massimi registrati negli ultimi mesi”. E se anche dopo l’approvazione definitiva della legge “Salva Italia” lo spread è rimasto sopra i 500 punti, “è stato indispensabile fare quella manovra”.

Alla domanda su come mai gli spread rimangano così alti, Visco preferisce rispondere in modo indiretto: “Gli spread scendono se si valuta positivamente la capacità di crescita degli stati nazionali, se si valutano positivamente le prospettive di integrazione poltica, non solo monetaria, dei paesi dell’area euro e se c’è cooperazione internazionale”.

Quanto al governo Monti, “sta operando bene”, afferma ancora il numero uno di via Nazionale. “La manovra si può discutere nelle singole poste, ma nelle dimensioni complessive era essenziale”. Adesso vanno accelerate “le misure strutturali per la crescita, che sono poi quelle che creano occupazione e ricchezza”. Quanto ai tagli, Visco ricorda che, tolto il problema degli interessi sul debito pubblico, “l’Italia non ha una spesa più alta di altri paesi”. Va dunque fatto un “lavoro certosino” per concentrare risorse “nella scuola” e in interventi a “costo quasi zero, che sono utilissimi alla crescita: dall’efficienza della giustizia civile alla concorrenza tra le imprese”.

Visco interviene anche sulla riforma del lavoro, che preannuncia nel segno di “una sicurezza diversa da quella degli anni Settanta: dobbiamo muoverci verso un sistema che garantisca il lavoratore, non il posto di lavoro”. In altre parole, “ci potranno essere periodi in cui si avrà difficoltà a essere occupati, che dovranno essere coperti con forme di risparmio privato, ma anche con un sistema di ammortizzatori sociali diverso da quello che abbiamo oggi”.

La chiusura del governatore della Banca d’Italia è rassicurante: “Ce la faremo”.