Ne è passato di tempo da La Posta di Padre Mariano. Ora in Rai, ragazzi, si twitta. Se il frate cappuccino, benevolo e serioso come a cotanta tivvù pedagogica s’addiceva, ha avuto il merito di inaugurare una cattolicissima e (poco) dialogante mamma Rai, lo sconosciuto che si cela dietro l’account @RaiTv ne ha un altro. Ha il pregio di interpretare il ruolo dello pseudo innovatore, perfetto praticante del motto gattopardesco: cambiare tutto, affinché nulla muti. Così, l’intrepido, s’è preso la briga di mettersi a twittare, incarnando in sole dieci piccole dita tutto il personale Rai, sintetizzando in miserrimi 140 caratteri tutta la grande e orgogliosa storia della tv di Stato. Un compito gravoso che l’autore esegue con altrettanta gravità. Ma al quale non corrisponde nessuna innovazione nei linguaggi, nei modi, nella mentalità dell’azienda.

Per capirlo è sufficiente seguire qualche scampolo di conversazione rimasto così, sospeso e archiviato nella crudelissima memoria digitale, che non mostra mai crepe, solida, come se ogni istante fosse fossilizzato una volta per sempre. E se fai una cavolata rimane lì, a eterno e intimo imbarazzo. Come è successo al gattopardesco twittatore @RaiTv. Quando alcuni utenti chiedono, per esempio, alle due manine fautrici dello sbarco digitale di Stato, nel giorno della morte di Welby, se il servizio pubblico ha intenzione di onorare il proprio ruolo ricordandolo, l’account pubblico svela la propria indole conservatrice. «Servizio pubblico– risponde un po’ infastidito- lo facciamo, e il materiale su #Welby è sempre online su http://www.rai.tv. Ciao». Gli hashtag, bisogna ammetterlo, li usa bene, ma non ha capito fino in fondo come maneggiare Twitter. Quando altri account insistono, chiedendo cosa farà la televisione, se sono previsti servizi, approfondimenti, minimi cenni al telegiornale per ricordare Welby, risponde: «La polemica va indirizzata a altri». Tradotto: a quelli della RaiTv, perché su twitter c’è, evidentemente, un altro soggetto.

Insomma, ci risiamo. Le aziende grandi concepiscono anche il web come un pezzo del carrozzone, dell’enorme ambaradan, un posto dove tocca starci senza capire fino in fondo come e a fare che. L‘account @RaiTv è la RaiTv, tutta intera. Altrimenti non ha senso, non è nulla, vale tanto quanto un fake. L’anonimo di Stato, nascosto dietro il nome di mamma televisione, se la ride pure, chiedendo la tredicesima dei 12.000 dipendenti dell’azienda, dal momento che li interpreta tutti quanti, e non capisce. Lui ha il compito ingrato di interpretarli proprio tutti, dando voce allo spirito della Rai. Che non è un ectoplasma, anche se tanti conduttori paiono morti e imbalsamati. Ma è una visione, un modo di interpretare il mondo. Rimasto, con tutta evidenza, dalle parti di Viale Mazzini sempre lo stesso. Antico.