La Commissione europea ha finalmente accolto una richiesta da tempo presentata dalle principali associazioni mondiali per la difesa dei diritti umani e ha imposto nuove e più restrittive regole per l’esportazione di farmaci e composti farmaceutici usati nelle iniezioni letali in quei paesi, Stati Uniti in testa, dove si usa questo metodo per uccidere i condannati a morte.

In base alle nuove regole, le aziende che producono questi composti, per ottenere una licenza di esportazione, devono prima assicurarsi e documentare che i loro prodotti non verranno usati per portare a termine le esecuzioni capitali. Primo effetto della decisione della Commissione sarà con ogni probabilità un rallentamento delle esecuzioni negli Usa, dove questi farmaci sono prescritti dalla legge per l’impiego nei bracci della morte degli stati che mantengono la pena di morte per iniezione letale. Gli Usa infatti hanno scorte molto limitate che non coprono il tragico “fabbisogno”. Il primo farmaco a essere colpito dalle nuove regole è il Tiopental sodico (noto anche come Pentotal), una variante dei barbiturici che viene usato ad alti dosaggi per le anestesie generali ospedaliere, ma che in 34 stati statunitensi viene usato come prima iniezione nella sequenza che porta alla morte del condannato. Serve a indurre una specie di coma, prima che le altre due sostanze, in genere il pancuronio e il cloruro di potassio, vengano iniettate per uccidere la persona a quel punto incosciente. Questo perché, secondo la legge statunitense, l’esecuzione non deve comunque causare dolore al condannato.

Poiché nella maggior parte delle anestesie il Penthotal è stato quasi del tutto sostituito da altri farmaci, la produzione è sempre più scarsa. Negli Usa, Hospira, l’ultimo produttore di Tiopental sodico ha deciso di interromperne la fabbricazione alcuni mesi fa e un altra casa farmaceutica, l’indiana Kayem, aveva già deciso di non venderne più agli Stati uniti. Per i bracci della morte statunitensi, dunque, rimanevano i produttori europei. Case farmaceutiche tedesche, britanniche, austriache, danesi e italiane.

A ottobre del 2010, dopo l’esecuzione di Jeffrey Landrigan, in Arizona, l’ong britannica Reprieve ha iniziato un’azione legale nel Regno Unito contro l’azienda che aveva fornito il Pentotal all’Arizona; azione che ha indotto la sospensione delle forniture britanniche. Nei documenti resi pubblici da Reprieve si è scoperto che l’Italia è uno dei principali produttori mondiali di Pentotal, grazie allo stabilimento della Hospira – la stessa casa che ha dismesso la produzione negli Usa – in provincia di Milano, a Liscate. Alla fine dello scorso anno la filiale Hospira di Liscate, dove lavorano 240 persone, era stata al centro di una campagna lanciata da Nessun Tocchi Caino per sospendere l’esportazione di Pentotal negli Usa. Allora, l’amministratore delegato della sede, Giuseppe Riva aveva detto che per quanto l’azienda avesse già fatto presente alle amministrazioni penitenziarie statunitensi che non condivideva l’impiego del farmaco nei bracci della morte “anche se non interviene nella fase dell’esecuzione vera e propria ma nella preparazione del condannato”, non c’era ancora l’intenzione di sospendere l’esportazione perché nessuna legge, né italiana né europea, la vietava. Con la nuova decisione della Commissione europea non c’è ancora un divieto puro e semplice ma sicuramente l’esportazione per scopi che non siano esclusivamente medici diventa più difficile. Il divieto, peraltro, non riguarda solo il Pentotal, ma anche un altro farmaco, il pentobarbital, usato nel trattamento dell’epilessia, che in Europa viene prodotto dalla danese Lundbeck. La casa farmaceutica, anche senza norme che la obbligassero a farlo, aveva già deciso di attuare controlli e verifiche per assicurarsi che il suo farmaco non finisse nelle prigioni statunitensi.

“È un primo passo positivo – ha scritto Clare Algar, direttrice esecutiva di Reprieve commentando le nuove norme europee – Tuttavia vogliamo vedere norme più ampie ed efficaci per evitare che qualsiasi farmaco venga usato nelle punizioni capitali e in questo modo assicurarci che l’Europa non sia più complice nella pena di morte”. “Dovrebbe essere chiaro per tutte le aziende farmaceutiche europee, ovunque operino – aggiunge Algar in un comunicato sul sito web dell’associazione – che continuare a fornire farmaci usati nelle esecuzioni è una chiara violazione dello spirito di questa legge. Ogni azienda farmaceutica che voglia mantenere una reputazione etica deve assumere iniziative per evitare i propri farmaci siano usati per uccidere i detenuti”.

di Joseph Zarlingo