Stavolta a chiamare in causa Nicola Cosentino non è un pentito, ma un pezzo grosso dell’area grigia delle collusioni tra la politica e i clan. Si chiama Nicola Ferraro, è un imprenditore del settore dei rifiuti, ed è stato per cinque anni, dal 2005 al 2010, consigliere regionale in Campania dell’Udeur, prima di essere arrestato con pesanti accuse di camorra. I giudici del Riesame di Napoli hanno iniziato ad affrontare il ricorso dei legali di Cosentino per ottenere l’annullamento o la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip di Napoli Egle Pilla, che definisce il deputato-coordinatore campano del Pdl “referente politico nazionale del clan dei Casalesi”.

E nelle nuove carte depositate dalla Procura hanno trovato un verbale di Ferraro datato 7 aprile 2011. Ferraro parla di fronte al pm di Napoli Antonello Ardituro, uno dei magistrati del pool che ha chiesto l’arresto di Cosentino (la giunta della Camera avrebbe dovuto affrontare la pratica ieri, ma l’ha rinviata a gennaio). In quattro pagine l’ex consigliere regionale mastelliano prima racconta i suoi rapporti con Luigi ‘o drink Guida, il reggente del clan Bidognetti, oggi collaboratore di giustizia, poi riferisce di aver ricevuto pressioni dagli emissari politici di Cosentino per non impegnarsi troppo per il centrosinistra guidato dal’udeurrino Alessandro de Franciscis nelle elezioni provinciali di Caserta del 2005, in cui Cosentino si presentò come candidato presidente del centrodestra e venne sconfitto. “Ero candidato per l’Udeur – dice Ferraro – e De Franciscis si presentò nel mio schieramento. Fui avvicinato da Paolo Romano (attuale presidente del consiglio regionale della Campania in quota Pdl, ndr) e l’onorevole Coronella di Forza Italia i quali mi dissero che loro volevano sostenere la candidatura di Cosentino come presidente della Provincia, per cui se io mi fossi disinteressato delle elezioni provinciali, loro avrebbero contattato il ministro dell’Interno Pisanu per farlo intervenire sul prefetto Stasi (Maria Elena Stasi, eletta parlamentare nel 2008 nelle liste Pdl, ndr) per risolvere la vicenda della mia pratica di certificazione antimafia”.

Era un imprenditore assai discusso, Ferraro. Anche prima di diventare protagonista delle cronache giudiziarie e di essere arrestato due volte. La prima volta nel gennaio 2008, nell’ambito dell’inchiesta sulle clientele del partito di Mastella. La seconda volta nel luglio 2010, con l’accusa di essersi accordato con i clan Schiavone e Bidognetti per ottenerne sostegno elettorale e spartire con loro la torta degli appalti pubblici. Ferraro è di Casal di Principe. Come Cosentino. I due si conoscono. E Ferraro conosce anche gli esponenti politici che nel 2005, a suo dire, gli fecero la proposta indecente. Furono Romano e Coronella, afferma Ferraro, a proporgli su un piatto d’argento la possibilità di ‘cancellare’ ogni problema con la Prefettura di Caserta. “Io rifiutai anche perché non credevo potessero eventualmente sostenere un simile patto”. Il suo ‘no’ però gli avrebbe procurato qualche guaio. “Da allora devo dire che la mia situazione si complicò – sostiene il politico che per anni ha rappresentato Mastella nei territori di Gomorra – io ho collegato alcune vicende, come alcuni accertamenti della Guardia di Finanza presso il mio ufficio durati quasi un anno e conclusosi con un nulla di fatto, con il fatto che la corrente di Cosentino dopo le elezioni regionali piazzò alcuni uomini in posti di comando, tra cui lo stesso Cosentino che divenne coordinatore regionale, il Cesaro (Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, anch’egli indagato nell’inchiesta che coinvolge Cosentino, ndr) coordinatore provinciale e Pasquale Giuliano sottosegretario alla Giustizia. Da qui anche l’accanimento del prefetto Stasi per la vicenda della certificazione antimafia, che io so avere fatto il commissario prefettizio a Sant’Antimo (il feudo di Cesaro, ndr) e coltivare da sempre buoni rapporti con Luigi Cesaro”.

Martedì scorso Cosentino si è fatto interrogare per 4 ore dal Gip Pilla, respingendo ogni addebito. Già rinviato a giudizio per camorra dopo avere scansato due anni fa un arresto grazie al voto contrario della Camera, stavolta il coordinatore campano dei berlusconiani è indagato per falso, reimpiego dei capitali e violazione delle normative bancarie con l’aggravante di aver favorito i clan. E’ accusato di aver esercitato indebite pressioni per sponsorizzare presso l’Unicredit un finanziamento in favore di un imprenditore ritenuto vicino alla camorra per la realizzazione di un centro commerciale a Casal di Principe. “Non mi sono mai interessato della politica a Casal di Principe – ha detto Cosentino al Gip – e le elezioni del 2005 le ho perse perché l’Udeur di Ferraro sostenne l’altro schieramento, è la prova che a Casal di Principe non ero io a contare, ma gli uomini dell’Udeur, altrimenti avrei vinto”.