Nel 1991 Loren Carpenter organizzò un esperimento: mise centinaia di persone insieme di fronte a un grande schermo, con in mano una paletta, senza dire loro cosa fare. Sullo schermo venne proiettato Pong, uno dei primi giochi per computer, una sorta di tennis stilizzato.

Tramite la paletta metà dei partecipanti controllava una delle due racchette di Pong, l’altra metà l’altra racchetta. Per muovere ogni racchetta era necessario che i giocatori di ogni metà facessero movimenti anche opposti, ma tra loro coordinati. Senza alcuna istruzione e in un clima di giocosa collaborazione questo fu esattamente quello che successe.

E’ il punto di partenza di All Watched Over By Machines Of Loving Grace, una straordinaria miniserie in tre puntate di Adam Curtis, prodotta dalla BBC, che si chiede se i computer ci abbiano davvero liberati o se piuttosto non ci abbiano fatto perdere una nostra visione del mondo.

Negli anni 60 penetrò nell’immaginario collettivo l’idea (successivamente dimostratasi sbagliata) che la natura fosse un ecosistema autoregolato nel quale esiste un ordine. L’idea attecchì e si diffuse. Si iniziò a credere che ci fosse un ordine sottostante a tutto il mondo e tutto fosse parte di un sistema, come in un computer. E che il computer potesse essere il modello autoregolante a cui ispirarsi per una società perfetta.

Nel mentre la scrittrice Ayn Rand teorizzava una filosofia che aborriva l’altruismo, elogiando la virtù dell’egoismo e “la tecnologia, che avrebbe potuto trasformare chiunque in un individuo eroico, completamente libero di seguire le proprie idee.” Ispirato dalla Rand, Alan Greenspan, per anni il banchiere centrale degli Usa “credeva che le reti di computer, come le reti della natura, si potessero stabilizzare”, afferma Curtis. I computer permettevano alle banche di investimento la creazione di modelli matematici in grado, per qualsiasi prestito o investimento, di predire il rischio e bilanciarlo. Non ci sarebbero più stati alti e bassi nel mercato, solo crescita: nasceva la “new economy“.

Questa stabilità era, naturalmente, solo un’illusione e fu seguita dal maggior crollo economico dal 1929.

Curtis traccia un parallelo con le comuni, formatesi negli anni 70 adottando l’idea della network society, credendo che questo modo alternativo di ordinare il mondo eliminasse ogni forma di potere, basandosi su un ordine naturale. “Esperimenti molto rapidamente falliti” li definisce Curtis, “travolti proprio dalla cosa che doveva essere bandita: il potere”. Le personalità forti schiacciavano quelle più deboli, che non potevano associarsi o essere difese da altri, perché questa sarebbe stata l’aborrita politica. “Oggi siamo tutti disillusi dalla politica, e il principio della macchina-organizzatrice è l’ideologia dominante della nostra epoca.”

Questo ha anche ripercussioni culturali. Oggi noi e i nostri sentimenti siamo al centro di tutto, dai reality fino ai blog.”Non c’è nessuno come, ad esempio, Tolstoj, che scriva sia dell’uomo, sia dell’architettura del mondo nel quale l’uomo esiste”, dice Curtis. “Oggi non c’è contesto. La filosofia del nostro tempo è riassunta da Bill Murray in Le avventure acquatiche di Steve Zissou: ‘Siamo tutti un po’ delle merde ma va bene così’. Non abbiamo grandi sogni. Così abbracciamo il sogno di un ordine piacevole e stabile “.

”Se oggi non esiste niente di più importante di te, come si può mai perdersi in un’idea grandiosa? Siamo spaventati dall’eccentricità, dalla solitudine. L’individualismo vuole solo mantenere la stabilità della macchina, il che porta ad un mondo statico e impotente”. E ancora: “Pensiamo di vivere in un mondo non-gerarchico, e facciamo finta di non essere elitari. E’ un’idea emotivamente accattivante, ma non è questo il mondo nel quale viviamo. Questo è pericoloso”. Proprio come in quel gioco di massa di Pong “Internet ha giocato un ruolo chiave nel guidare le recenti rivoluzioni, che non hanno un’ ideologia guida, ma solo un desiderio di autodeterminazione e libertà”.

Il desiderio di libertà in sé però non basta. “Quel senso di libertà dura solo per un attimo; la gente è capace di rovesciare il potere, ma poi che succede?” Il problema è che la democrazia ha bisogno della politica, ma la politica ha rinunciato a dire che vuole cambiare il mondo.

Le idee in All Watched Over By Machines Of Loving Grace sono affascinanti e inquietanti, ma sono soprattutto una provocazione: abbiamo davvero rinunciato alla speranza di cambiare il mondo nel corso della nostra vita? O questa stessa idea è diventata qualcosa per la quale vale la pena lottare?

Per guardare le tre puntate:
http://thoughtmaybe.com/video/all-watched-over-by-machines-of-loving-grace
http://www.archive.org/details/AdamCurtis-AllWatchedOverByMachinesOfLovingGrace