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Alex Corlazzoli
Maestro e giornalista

Lo spray contro la mafia

Uno spray contro la mafia. A inventarlo è un ragazzino della scuola primaria “Pietro Novelli” di Monreale. L’ho incontrato nei giorni scorsi nel suo istituto in occasione dell’incontro con padre Antonio Garau e suor Adma Cassab Fadel, giunta in Sicilia per la consegna del premio internazionale “Padre Pino Puglisi”.

Antonio, 10 anni, nel presentare il lavoro fatto dalla sua classe sul prete ammazzato dalla mafia il 15 settembre 1993, ha illustrato il suo prodotto: una trovata pubblicitaria, come l’ha definita il ragazzino, ma di grande significato.

Una ricerca pubblicata qualche anno fa dal Censis, dal titolo Secondo me la mafia…nell’immaginario dei bambini siciliani, riportava il paragone tra l’analisi dei temi dei bambini siciliani e quelli romani. I primi già a 8-9 anni usano la parola mafia e aggiungono al sostantivo il verbo ammazzare; mentre per i bimbi romani emergeva che la mafia è spesso sostituita da “un gruppo di delinquenti”. Da Roma a Milano la mafia per i ragazzini coincide col nebuloso ammasso di problemi spiattellati dai telegiornali e dalle fiction televisive. A nessuno dei miei allievi verrebbe mai in mente di fare uno spray contro la mafia. Eppure gli oltre 800 morti appartengono all’Italia intera.

Da quando insegno, ogni mattina, entro in classe, e la prima azione che faccio è quella di prendere in mano l’agenda antimafia, realizzata dal Centro di Documentazione Giuseppe Impastato, per leggere con i miei ragazzi i nomi e la storia di chi ogni giorno ha perso la vita a causa dalla mafia. Non c’è in nessun programma. Non è una disciplina. Sul registro ogni giorno accanto agli assiri e ai fiumi c’è spazio anche per l’educazione alla legalità. Al Nord, infatti, si arriva a 10 anni senza sapere nulla di mafia, di camorra nonostante Lombardia, Piemonte, Emilia e Liguria siano ormai nelle mani della criminalità organizzata. Una sfida educativa non facile da far comprendere.

Negli anni scorsi, dopo qualche lezione, condotta iniziando con l’agenda antimafia, un gruppo di mamme si è presentato di buon mattino per chiedere: “Ma in che materia rientra questa lettura dei nomi di coloro che sono stati uccisi dalla criminalità organizzata?”.


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