Antonio Pennacchi

Provocazione o iniziativa concreta, non si è ancora capito. Resta il fatto che a Latina è nato da poco un comitato (“Mi chiamo Littoria”) che vorrebbe indire un referendum per poter tornare al nome originario della città pontina nate dalle bonifiche del Fascismo. A capo del progetto c’è Euro Rossi, ex ufficiale dell’Aeronautica, che sta tentando di rilanciare un’idea che non è certamente nuova dalle parti di Latina. A giudicare dall’impatto che Mi chiamo Littoria sta avendo su Facebook, in realtà non sembra che il seguito sia così numeroso. La pagina dedicata al comitato promotore del referendum conta appena quattro fan. Un po’ pochi per sfidare la toponomastica repubblicana, forse, ma abbastanza per creare un discreto tam tam mediatico, che potrebbe essere il vero obiettivo della boutade.

Non manca, tra gli osservatori, chi ha azzardato parallelismi tra il referendum paventato e il princeps pontino del fasciocomunismo Antonio Pennacchi. Niente di più sbagliato, è bene chiarirlo subito. Lo scrittore di Canale Mussolini, cantore sincero e appassionato della bonifica e coscienza critica di Latina, contattato al telefono, chiarisce subito il suo punto di vista: “Io dei fasci di Latina mi sono stufato, non ne posso più”.

Non ne vorrebbe nemmeno parlare, e lo ripete più volte, ma poi si lascia andare a una delle sue analisi dirette e fulminanti: “Quando si è trattato di difendere la città e i valori della bonifica dal patto scellerato tra i postfascisti di Latina e la banda fondana agli ordini di Fazzone, dove stavano questi neofascistelli che adesso se presentano co ste puttanate? Dove stavano quando la giunta, unica nel mondo, ha nominato due assessori all’urbanistica? Basta, m’hanno veramente stufato. Si presentano co ste puttanate nostalgiche ma dello scelus del consorzio di bonifica non si sono mai preoccupati”. Prima di salutarci frettolosamente, la stoccata finale: “Se tornasse in vita il Duce, mi creda, i primi che fucilerebbe so i fasci de Latina”.

Pennacchi dixit, dunque, anche se è bene sottolineare che lo stesso Euro Rossi, presidente del comitato, ha voluto ribadire la trasversalità dell’iniziativa: “Latina ha scontato la colpa di essere stata simbolo del regime. Ora vogliamo che siano i cittadini a scegliere quale nome dare alla città. Latina o Littoria poco importa, quello che è conta è che sia frutto di un processo democratico e non di una imposizione”.

La raccolta delle firme, a quanto pare, non è ancora partita. Si parla di gennaio, almeno. È alla fine della fiera viene il dubbio che si sia fatto tanto rumore per nulla, abboccando all’amo di una provocazione fin troppo politica. Latina o Littoria? All’eventuale referendum l’ardua sentenza. In fondo quelle zone hanno altri e ben più gravi problemi da affrontare, a cominciare da una classe dirigente fin troppo chiacchierata. Verrebbe da dire “si stava meglio quando si stava peggio”, ma non è davvero il caso.