Silvio Morley Berlusconi era ormai politicamente morto, e su questo non c’era dubbio possibile. Il registro della sepoltura recava la firma di Mario Monti detto Scrooge, e presso le Borse internazionali il suo nome era buono per qualsiasi cosa che egli decidesse di sottoscrivere. Ora risultava l’unico esecutore testamentario ed erede del defunto governo: Scrooge, liberista di carattere duro e aspro, aveva sulla testa uno strato di ghiaccio gelato come le battute che era solito pronunciare. Ma di questo non si dava pena; anzi, era ciò che più gli andava a genio.

La vigilia di Natale stava lavorando nel suo ufficio, mentre la fedele impiegata Elsa Fornero piangeva silenziosamente per il freddo nella celletta non riscaldata, in linea con gli annunciati sacrifici. “Buon Natale?”, si disse Scrooge. “Se le cose andranno come voglio io tutti gli idioti che vanno in giro con Buon Natale! sulle labbra saranno sepolti con una spina di agrifoglio nel cuore”. Una stupidaggine, come quella dei lavoratori che vorrebbero festeggiare senza essere diventati ricchi finanzieri.

La sera si ritirò nella sua stanza senza luci (il buio costa poco) e scorse nella fiamma morente del camino un volto: lo spettro di Berlusconi. “Sei incatenato, perché?”, disse Scooge impaurito. “Proprio tu, che eri uno che sapeva farsi i propri affari al meglio”. “Affari!” gridò l’ombra defunta. “Il mio affare avrebbe dovuto essere l’Italia. Carità, misericordia erano il mio affare. E invece… Io sono qui per ammonirti: per te esiste ancora la possibilità di sfuggire al mio destino”. Poi aggiunse: “sarai visitato da tre Spiriti”. E prima di scomparire gli indicò dalla finestra il corteo di poveri che procedevano per strada a capo chino.

In piena notte Scrooge si svegliò di soprassalto, davanti al suo letto incombeva un figura strana, che pure riconobbe subito: era lo Spettro del Natale passato. “Passato da un pezzo?” chiese Monti detto Scrooge. “No, il tuo passato”. Allora si rivide garzone nella bottega di James Tobin, dove si allestivano strumenti per bloccare la speculazione finanziaria; e poi, diventato uomo, a contrastare biechi monopolisti alla Bill Gates. “Ero un ragazzo, spettro”, mormorò quasi a scusarsi il commissario del sistema bancario internazionale nell’Italia a rischio default. “Tu stesso, nel tuo intimo, sai che non eri quello che sei adesso” fu la risposta dell’ombra, scomparendo.

Improvvisamente la stanza dell’intemerato liquidatore era mutata, riempiendosi di generi alimentari e doni vari. Intanto risuonava una nuova voce: “sono lo Spirito del Natale Presente”. Volti di bambini tristi si affollavano alle finestre di casa, accompagnati dai genitori curvi sotto il peso dell’iniquità che Scrooge aveva consumato ponendo tutto il peso della manovra economica sulle spalle dei più deboli, attaccandone i diritti sanciti dall’articolo 18 della normativa in materia di lavoro. I negozi intorno erano vuoti, mentre cresceva la paura del futuro.

A quella vista stava per sussurrare “stupidaggini”. Ma proferì solo la prima sillaba. L’orologio batté mezzanotte. Scrooge cercò lo Spirito con lo sguardo, ma non lo vide.
Si avvertiva una nuova presenza, l’ultima. Quella del Natale Avvenire.

Ora erano nel cuore della city, dove i possidenti facevano tintinnare le loro monete soddisfatti. Scrooge li aveva incontrati tante volte, per assicurare che stava dalla loro parte. Ridacchiavano raccontandosi la catastrofe dell’idea di un’Italia solidale, in cui aveva ancora senso parlare di giustizia distributiva, quando il governo dei professori sancì la definitiva separazione tra i tanti tartassati e i pochi intoccabili: dai cardinali ingioiellati agli evasori che scorrazzavano per le strade su rombanti SUV incivili. Perché si era realizzato quanto neppure la Lega più vandalica aveva saputo fare: la disunione di un Paese, spaccato dalle ingiustizie imposte dai banchieri internazionali e senza più un domani condiviso. Amaro come quel Natale 2011.

A Christmas Carol di Charles Dickens termina con il ravvedimento dall’insania dell’algido Scrooge, il quale riscopre l’importanza della generosità e della simpatia umana. Valori che sembrano spariti anche dal nostro orizzonte, soppiantati dagli aridi conti di esecutori fallimentari. L’augurio di questo Canto è che lo spirito dell’immortale autore inglese, che invia i suoi messaggi umanissimi dall’Inghilterra castale e plutocratica dell’Ottocento, tocchi quanto prima la mente a questi nostri professori privi della visione di Natali migliori.