Sette anni e mezzo di carcere, questa la richiesta del pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Napoli Giovanni Conzo per Giorgio Magliocca, collaboratore (sospeso) e sodale politico di Gianni Alemanno sindaco di Roma. Davanti al gup Eduardo De Gregorio – il processo si svolge con rito abbreviato – la Procura di Napoli ha chiesto una pena esemplare per l’ex sindaco di Pignataro Maggiore, comune in provincia di Caserta. Magliocca è stato arrestato nel marzo scorso, con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica e omissioni in atti d’ufficio. Secondo la pubblica accusa – il pm ha ripercorso nella requisitoria ogni passaggio del rapporto collusivo – ci sarebbe stato un patto preelettorale tra Magliocca e il clan Lubrano-Ligato, egemone nell’area.

Nell’ordinanza cautelare del marzo scorso, il gip scriveva: “Magliocca è da anni asservito ai desiderata del clan camorristico di Pignataro, sodalizio criminale agguerritissimo, resosi protagonista di delitti efferati, la cui pericolosità resiste agli interventi giudiziari e grazie al quale il Magliocca ha potuto vincere ripetute competizioni elettorali”. Un patto che aveva tra le contropartite i beni confiscati che non venivano riutilizzati dal comune consentendo che restassero di fatto nelle disponibilità dei boss ai quali erano stati sottratti, circostanze più volte denunciate da pochi giornalisti attivi sul territorio. Tra questi cronisti, più volte minacciati di morte, c’è Enzo Palmesano che, in luogo della provincia di Caserta, a guida centrodestra, si è costituito parte civile nel processo sfruttando una norma introdotta nel 2000 che consente ai singoli cittadini di costituirsi in dibattimento in luogo degli enti locali.

A dispetto della provincia, invece, il comune di Pignataro Maggiore si è costituito. Giorgio Magliocca è stato due volte primo cittadino del paese, prima nel 2002 e poi riconfermato nel 2006. Con Gianni Alemanno sindaco, Magliocca entra a far parte della segreteria politica del primo cittadino della Capitale con ruolo dirigenziale, e si sarebbe occupato, circostanza mai smentita, anche dei beni confiscati a Roma, come evidenziato da Report. Il comitato anticamorra di Pignataro ha denunciato: “Il Comune di Roma non ha ritenuto opportuno costituirsi parte civile al fine di chiedere un risarcimento per l’evidente e gravissimo danno di immagine provocato da Giorgio Magliocca”.

Le opposizioni più volte hanno attaccato Gianni Alemanno per il profilo e la scelta dei suoi collaboratori, di recente la nuova grana per il sindaco di Roma con l’arresto del consigliere regionale Pdl della Calabria Francesco Morelli, sponsorizzato da Alemanno in campagna elettorale. L’iter processuale che vede imputato Giorgio Magliocca, che respinge le accuse, prevede nella prossima udienza l’intervento delle parti civili e la sentenza, invece, il prossimo 20 febbraio dopo l’arringa della difesa.