Il fratello di Mor Diop, una delle vittime della strage di Firenze

Aly Diop è un uomo imponente, molto alto. Ha i lineamenti del volto marcati dal tempo e dalla sofferenza. Eppure sembra piccolo piccolo mentre si avvicina, a passo lento, agli amici del fratello, Mor Diop. E’ arrivato alle Cappelle del Commiato di Firenze direttamente da Parigi, dove vive con la famiglia da tanti anni, per portargli l’ultimo saluto. Accanto a lui Idy Diene, il fratello di Samb Modou. Si incontrano davanti al cancello, si stringono in un abbraccio commovente, uniti dal dolore e dalla partecipazione silenziosa del gruppo di connazionali che anche stamani, dalle 9 del mattino, hanno vegliato i loro amici uccisi dalla furia razzista di Gianluca Casseri. Con loro l’imam Elzir Izzedin, alcuni rappresentanti della Regione e del Comune e un gruppo di appartenenti alla comunità senegalese che, in questi giorni, sono stati sempre in contatto e si sono sostenuti l’un l’altro, partecipando alla manifestazione e organizzando una raccolta fondi per i familiari dei feriti e delle vittime. Ma oggi è tutto diverso: è il giorno più difficile, quello dell’addio. “La Toscana c’è stata accanto, la città è vicina a noi – dice Mbacke Mbodji, da 17 anni a Firenze – e abbiamo sentito molto forte la presenza delle istituzioni che ci hanno sostenuto aiutandoci nelle spese per portare in Senegal i nostri fratelli”.


video di David Marceddu

“E’ stato difficile, sono ancora scosso – dice Silla Makhoudia – perché è un fatto estremamente drammatico. Ovunque, in ogni parte del mondo, c’è razzismo. Ma Firenze è sempre stata ospitale, solidale con noi. Io ho una figlia piccola e le ho dovuto spiegar cosa è successo. Non è stato semplice farlo. L’abbiamo fatto attraverso i disegni. Lei ha scritto una poesia dopo la strage e c’era molta rabbia nelle sue parole, molto dolore”. Nonostante il momento difficile e la commozione, il fratello di Mor ha trovato la forza per “ringraziare l’Italia. Una grande nazione che ci è stata vicina”. Anche il fratello di Samb, Idy Diene, ha scelto di lanciare un messaggio positivo e di speranza dopo la “forte solidarietà ricevuta” davanti a una strage razzista di questo tipo, così come dal vicepresidente comunità senegalese in Italia Assab Kebe. Kebe ha espresso “gratitudine per la vicinanza e per le iniziative in corso, come la raccolta di fondi per le famiglie dei defunti e dei fratelli feriti”. La Toscana “è una terra grande – ha aggiunto – ed è la terra di padre Balducci e di La Pira che ci hanno sempre parlato di universalità e unione tra i popoli. Dobbiamo ricordarlo, da loro dobbiamo imparare e far crescere una cultura che combatta la discriminazione e il razzismo”.

Le cappelle del commiato, intanto, si aprono solo per amici e familiari per una celebrazione intima, avvenuta secondo la tradizione musulmana. I corpi vengono lavati con acqua e sapone, profumati di incenso e avvolti nelle lenzuola bianche, per purificarli. Non c’è la preghiera alla moschea, al termine del rituale, “perché non volevamo pesare sull’Amministrazione comunale e sulle forze dell’ordine – spiega Mbacke – che hanno fatto già molto. Arrivare alla moschea nel centro di Firenze avrebbe comportato una spesa e un impegno notevole. I soldi che ci hanno dato, diecimila euro, servono per portare le salme in Senegal”. La dignità degli amici e dei parenti che accompagnano i loro connazionali nell’ultimo viaggio è fortissima. Non c’è disperazione, c’è fede e speranza. Solo una voce rompe il silenzio durante l’uscita delle salme dalla cappella: un’invocazione a Dio, un canto ripetuto in modo straziante da parte di un giovane amico. Gli altri non riescono a trattenere l’emozione, che resta fortissima, fino alla partenza delle auto con le salme di Samb e Diop, dirette all’aeroporto di Bologna. Da lì partiranno alla volta d Dakar. Alle Cappelle del Commiato non resta più nessuno. Solo la salma di Gianluca Casseri, che per uno strano scherzo del destino si trova in una stanza a due passi dalle sue vittime. Quella salma che resta lì: di lui nessuno ancora ha chiesto, nemmeno i familiari.