Non ditelo a Cristina Comencini, a Tiziana Ferrario, a Paola Turci e alle altre amazzoni della “dignità rosa” scese in piazza domenica scorsa al grido di «Mai più senza le donne, mai più contro le donne», perché disarcionato il sultano, tramontate le cene eleganti e le Olgettine in carriera, anche l’Italia dei loden è rimasta, nel fondo, “machista”.
Non diteglielo, alle Dacie e alle Concite, che le quotazioni del femminismo, alla borsa valori delle nuove generazioni, sono in caduta libera peggio dei titoli di stato greci.

O almeno così la pensano, per esempio, nella evoluta Inghilterra. In un lungo saggio sulla London Review of Books (http://www.lrb.co.uk/v33/n24/jenny-turner/as-many-pairs-of-shoes-as-she-likes) la scrittrice Jenny Turner prende spunto dalle sommosse di agosto nella capitale britannica per misurare lo spread crescente tra la mentalità delle ragazze di oggi e quella delle femministe. Da una parte diciotto-ventenni per bene come Natasha, Shonola, Chelsea, arrestate e condannate per saccheggio e furto, che dalla prigione scrivono su Facebook di essere “sconcertate” del proprio comportamento. E che pure in quei giorni folli, trascinate dal mob, dalla furia dei compagni, hanno gustato l’ebbrezza di sentirsi forti e agili, il delirio di onnipotenza di poter arraffare qualsiasi oggetto del desiderio, tv-color, vestiti, iPod, Mac e scarpe da ginnastica, senza contanti né carte di credito. Come ha scritto una blogger, «il possesso di queste cose vale almeno quanto i diritti della donna. Io faccio shopping, dunque sono».

Su tutta un’altra sponda, le militanti di UK Feminista si battono contro il sessismo degli uomini e manifestano davanti ai porno shop e ai Playboy Club inalberando cartelli con lo slogan: “Ob-ject, women not sex objects”. Perché, si chiede Jenny Turner, queste brave signore non si preoccupano invece delle commesse di Selfridges che non guadagnano abbastanza per potersi comprare la merce che vendono ai clienti? «Nella vita quotidiana e nelle prospettive future di una ragazza, quanto conta essere donna piuttosto che essere nata negli anni Novanta, o in Somalia, essere bruttina o bella, ricevere un sussidio per studiare o frequentare Oxford o Cambridge?». Le radici della diseguaglianza vanno molto al di là del “gender”, ma l’onda rosa non sembra farci caso.

Vabbè, stiamo parlando dell’Inghilterra, e l’Inghilterra è un’isola che si sta allontanando sempre più dall’Europa. Ma per restare qui da noi, quanto dista dalle Turci e dalle Comencini una sedicenne che scatena un pogrom anti-nomadi pur di non confessare ai genitori di avere perso la verginità? E che fanno le “quotiste rosa” per ricuperarla al consorzio civile? Se non ora, quando?

da Saturno del 16 dicembre 2011