La presenza dell’ex ministro Gianfranco Rotondi, l’uomo dalla fessura oculare più stretta e perfida della storia, nei nostro malconci telegiornali è sempre stata un mistero. Come del resto la sua carriera politica nonché la conseguente ascesa ad un soglio ministeriale; ma questo è un altro discorso.

Tuttavia appartengo a quella schiera di persone inguaribilmente ottimiste che con la caduta di B. per qualche minuto aveca coccolato la speranza di non imbattersi più in certi volti: o almeno di imbattercisi molto meno. Invece (ovviamente), con pervicacia inversamente proporzionale alla sezione visibile delle sue pupille, il nostro continua a pascolare in vari tele non-notiziari come se niente fosse.

Ieri sera, ad esempio, si è presentato all’occhio delle telecamere in perfetto stile casual Saturday per consegnare ai posteri un imperdibile parere sulla manovra di Monti. E fin qui nulla di nuovo né di sorprendente. Ma essendo Rotondi uno dei massimi esponenti del processo di “designificazione” delle parole (e dunque dei concetti) la sua esibizione è stata memorabile. Merita di essere comunicata e trascritta testualmente o quasi.

“Questa manovra non ci piace e noi non l’avremmo fatta. Tuttavia si tratta di una medicina amara ma assolutamente necessaria e dunque per il bene dell’Italia la voteremo”. Splendido. Dunque: un ex ministro della Repubblica dice che una manovra è uno schifo e che il governo di cui lui era membro emerito non l’avrebbe presa in considerazione manco sotto tortura. Dunque, a suo dire, una manovra di tal fatta “loro” non l’avrebbero votata perchè dannosa per il paese.

Invece, essendo i processi logici e linguistici di tali signori sconnessi rispetto al reale, Rotondi non si accorge di dire: altro che bruttura, questa manovra è un lassativo per un organismo bloccato e dunque una medicina necessaria che noi voteremo. Pure volentieri.

Deduzione: a noi che ci fregava del Paese, del suo bene, dell’Europa etc etc. Abbiamo avuto bisogno che le mani se le sporcasse qualcun altro perché a noi interessa la conservazione del potere, mica il futuro dei governati.

In fondo, come sempre, nomen omen: l’eloquio sarà quello che sarà, ma stavolta il pensiero rotondo di Rotondi l’ha espresso benissimo. Penso proprio anche al di là delle intenzioni dell’occhialuto interessato.