Due rivolte in poche ore. E poi proteste, lanci di oggetti e la minaccia di uno sciopero della fame. Sono giorni di tensione al Centro d’Identificazione ed espulsione di Bologna. Da venerdì sera, quando quattro immigrati sono riusciti a scappare dalla struttura, la situazione non è ancora tornata alla normalità. E secondo alcune fonti il bilancio di questi tre giorni sarebbe di tre feriti.

La miccia si è accesa venerdì sera, intorno alle 22, quando dieci persone hanno provato a scappare dal centro. Solo quattro di loro ce l’hanno fatta: tre tunisini e un algerino, i quali, passando dal tetto, sono riusciti a raggiungere la recinzione e a scavalcarla, facendo perdere le proprie tracce in pochi minuti. Gli altri sei invece sono stati fermati dai militari, dalla polizia e dai carabinieri.

Sabato notte il secondo episodio: tra l’una e le due, circa venti immigrati del reparto maschile si sono prima coperti il viso con degli indumenti, e poi hanno cominciato a lanciare posate, bottiglie d’acqua e altri oggetti contro il personale. Nessuno è fuggito e non ci sarebbero stati feriti, ma sono dovute comunque intervenire volanti della polizia e dei carabinieri.

E probabilmente in un tentativo di fuga, un marocchino di 33 anni si sarebbe rotto una gamba. A riferirlo sono alcuni stranieri rinchiusi nel centro. “Si era arrampicato sulla recinzione – racconta uno di loro al telefono – e per farlo scendere i militari gli hanno puntato addosso un idrante”. Per la pressione dell’acqua l’uomo sarebbe quindi caduto a terra, fratturandosi una gamba. “Ora è qui di fianco a noi. È ingessato ma sta bene”. Nella stessa sera (non è ancora chiaro se venerdì o nel corso della rivolta di sabato) altri due, un tunisino e un marocchino, si sarebbero feriti a un braccio.

Nonostante siano passati tre giorni, la calma in via Mattei sembra ancora lontana. Ieri diversi stranieri hanno rifiutato il cibo come gesto di protesta. E ora minacciano di organizzare un vero e proprio sciopero della fame contro l’estensione del periodo di trattenimento (da sei a 18 mesi) deciso dal Governo a luglio. “Non possiamo accettare di restare qui dentro un anno e mezzo. È troppo. Non abbiamo fatto niente, l’unica nostra colpa è di non avere i documenti in regola”. Ad agitare gli animi anche alcuni ritardi del consolato marocchino nella consegna dei documenti necessari al rimpatrio. Un problema che costringe i marocchini a restare nel centro più del previsto.

Intanto il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha riaperto alla stampa le porte dei Centri per l’identificazione e l’espulsione. Dopo mesi di manifestazioni, che avevano coinvolto tra gli altri anche la Federazione nazionale della stampa e alcuni esponenti del Partito democratico come Sandra Zampa, il titolare del Viminale ha deciso di abrogare la circolare 1305 diffusa ad aprile dall’allora ministro Roberto Maroni, che impediva ai giornalisti l’accesso ai Cie di tutta Italia.