“Insufficienza cardiorespiratoria acuta”, “quadro clinico complesso”, “elevata sofferenza cardiaca”. I bollettini medici, che ne annunciano la morte a 70 anni, sono l’esatto contrario di Cesária Évora: freddi, asettici, distaccati. Non somigliano, e non potrebbe essere altrimenti, a ciò che è stata la “diva a piedi nudi”. La cantante capoverdiana che ha trovato tardi il successo, e magari neanche lo cercava.

A 47 anni, con un disco registrato in Francia che ne sancì la fama internazionale (La Diva Aux Pieds Nus). Era il 1988 e il primo successo si intitolava Sodade. Cioè “saudade”, parola intraducibile se non attraverso la banalizzazione obbligatoria di chi non ha dentro la lingua portoghese: “malinconia”, “nostalgia”. Molti di più, in realtà. Ma devi saperlo scrivere, e Fernando Pessoa lo sapeva. O cantare, e Cesária ne era eccome in grado. Dopo la fama, ha cantato in giro per il mondo. Senza mai smarrire grazia e candore. Fino all’operazione a cuore aperto di un anno fa. Distino de Belita, Mar Azul, Miss Perfumado.

Forse, però, il fascino intatto è riconducibile al prima: alla Évora giovane, nota quasi solo a Capo Verde. La “regina della morna”. Quel genere – così ben descritto da una canzone lontana di Capossela – che mescola fado, tango e ritmi di Angola. Note a cavallo della tristezza, in equilibrio precario tra dolore e redenzione. Ha affrontato problemi economici e personali, uno dopo l’altro. Smise di cantare per dieci anni, i più oscuri della sua vita, perché non c’era tempo: “Dovevo mantenere la mia famiglia”.

Senza l’invito di José da Silva, che la persuase ad andare in Francia perché un talento così non si poteva confinare alla nicchia nazionale, in tanti non l’avrebbero potuta amare ieri. Piangere oggi. E ballare domani.

Il Fatto Quotidiano, 18 Dicembre 2011