Più che una sit-com, il ritratto implacabile della famiglia e dell’uomo qualunque occidentale, consumatore torpido di merci e di frottole mediatiche, ordinario cultore di luoghi comuni. Esilarante caricatura di un goffo way of life made in Usa, i Simpson, “il serial pop migliore del secolo”, secondo il Time, approdano alla tv americana, come talk di prima serata, il 17 dicembre ‘ 89, diventando il più indiscutibile classico dei cartoon di fine ‘900 e, ad oggi, il più longevo.

Come mai la saga dei mostriciattoli gialli, volgarotti, maleducati e petulanti, si sia conquistata l’adorazione di un pubblico trans generazionale e battuto ogni record d’ascolto, è semplice, visto che la stramba famiglia di Springfield, pseudo-simbolo del villaggio globale, è lo specchio più azzeccato del nucleo-tipo americano, conformista e postideologico, così aderente alla quotidiana routine della middle class da creare inesorabili identificazioni.

Rivisitati in chiave satirica, tutti i cliché culturali più triti compaiono nel domestico mondo dei Simpson. Dall’ottusità crapulona di Homer al buonismo sacrificale della moglie Margie, ai sogni frustrati dei figli. Per gli antieroi usciti dal genio di Matt Groening, lunga vita.

Il Fatto Quotidiano, 17 Dicembre 2011