Dopo l’appello lanciato al governatore Vasco Errani dalle associazioni studentesche, affinché agisse per garantire un sussidio universitario anche a quegli 863 ragazzi extracomunitari riconosciuti idonei, ma rimasti senza borsa di studio a causa dei fondi limitati a disposizione di Er.Go, Andrea Defranceschi, capogruppo regionale del M5S, ha presentato un’interrogazione all’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna.

“La pubblicazione delle graduatorie provvisorie per le borse di studio regionali erogate dall’agenzia, ha suscitato un vespaio di polemiche” ha spiegato il consigliere M5S, “abbiamo così presentato un accesso agli atti tramite art. 30, vogliamo la graduatoria completa per capire se davvero le accuse mosse dalle associazioni studentesche siano fondate, allo scopo di garantire a tutti il diritto allo studio ed evitare un ulteriore taglio ai danni dell’istruzione. Un settore già colpito in questi anni dalle politiche del governo e dalla Riforma Gelmini”.

In passato la Regione si era sempre impegnata per garantire un sostegno a tutti coloro che, a causa del reddito, non avessero i mezzi per studiare “ma quest’anno” spiega Roberto Nicoletti, Prorettore agli studenti dell’Alma Mater di Bologna “la mancanza di fondi a disposizione ha determinato questa situazione. Ovviamente” ha aggiunto Nicoletti “sarei felice se si potessero trovare le risorse necessarie a garantire nuovamente il 100% delle borse di studio”.

Che a oggi coprono, in via predefinitiva, solo il 96,1% delle domande riconosciute idonee e che quindi interessano 16.822 studenti, sui 17.505 aventi diritto.

Una volta verificate le ragioni alla base delle accuse, mosse dai rappresentanti degli studenti di Bologna, Modena, Parma, Ferrara e Forlì “intendiamo chiedere alla la giunta di considerare uno sforzo economico supplementare di circa 3 milioni di euro, per coprire al 100% le sovvenzioni necessarie” e appianare “una situazione che rischia di gettare discredito sull’Istituzione Regione Emilia Romagna”.

Ma non è detto che all’interrogazione e all’art. 30, portati in aula dal M5S, corrisponda un’azione subitanea e concreta. Infatti “queste non sono azioni vincolanti. Tuttavia” ha aggiunto Defranceschi “ci teniamo a sollevare la questione e a creare una discussione, perché il diritto allo studio non è solo previsto dalla nostra Costituzione, ma anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

Gli sfortunati 863 studenti universitari idonei che non riceveranno la borsa di studio per l’anno in corso sono quelli extra-comunitari dei corsi di laurea triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico. Infatti, scorrendo la graduatoria pubblicata sul sito di Er.Go, sono riconosciuti destinatari della sovvenzione solo 40 ragazzi stranieri, cioè il numero minimo garantito dal bando. Non uno di più.

Ed è la prima volta che la Regione non si fa carico di tutti gli studenti idonei, contravvenendo di fatto all’art. 34 della Costituzione, che impone alle istituzioni di intervenire “laddove i capaci e i meritevoli” non avessero i mezzi per studiare. Invece la nota di Er.Go sembra promuovere un successo, senza alcun riferimento al fatto che in Emilia Romagna si siano sempre garantiti sussidi a tutti, senza alcuna esclusione: “Una scelta politicamente e legalmente incomprensibile – ha dichiarato pochi giorni fa l’Udu che ha sollevato il caso – che rischia di lasciare completamente privi di mezzi più di 800 ragazzi extracomunitari meritevoli, aventi redditi tra i più bassi di tutti i richiedenti. Una scelta che odora di discriminazione. Perché Er.Go non ha utilizzato criteri di merito e di reddito nella scelta degli idonei ma ha differenziato gli studenti in base alla sola provenienza?”.

Il problema dei sussidi, e della relativa mancanza di risorse da erogare, era già stato sollevato dagli studenti a novembre, quando il Tar Lombardia aveva imposto all’Università di Pavia di pagare un risarcimento di 1,7 milioni di euro ai suoi iscritti, per aver stabilito rette superiori al tetto previsto dall’art. 5 del d.p.r. n. 306 del 1997. Anche allora, quando l’ateneo di Bologna era risultato altresì irregolare, si era parlato di borse di studio, ma l’obiettivo dei rappresentanti degli studenti erano stati i requisiti per il mantenimento del sussidio.

“Chi non matura i crediti necessari” denunciava Enrico Falla, segretario della Sinistra Universitaria e membro del Cda dell’ateneo di Bologna “non solo lo perde, ma scatta direttamente nella fascia più alta, trovandosi a dover sostenere di colpo rette fino a 3.000 euro, e a sborsare anche la contribuzione dell’anno precedente”. Così il collettivo aveva proposto all’ateneo di negoziare le condizioni, evitando un ricorso al Tar che probabilmente, visto il precedente, l’Alma Mater di Bologna avrebbe perso.

La situazione attuale però, con poche risorse disponibili e tempi ristretti, si dimostra più difficile da risolvere. La risoluzione definitiva è ora è nelle mani di Errani che dovrà valutare se, e come, rispondere alle richieste politiche che vengono dal consiglio regionale e dagli studenti universitari emiliano romagnoli.