Firenze anti razzista, solidale. Firenze che crede nella condivisione e vive la ricchezza della presenza degli stranieri. Questa è la città che domani scenderà in piazza per stringersi attorno alla comunità senegalese, colpita dalla terribile strage a sfondo razziale in cui sono stati uccisi Samb Modou e Diop Mor e feriti tre loro connazionali.

Alla manifestazione, che partirà alle 15 da piazza Dalmazia, luogo del duplice omicidio, sono attese più di 8mila persone tra le quali almeno 5mila appartenenti alle comunità senegalesi della Toscana e di altre regioni italiane. Il corteo inizierà dal luogo in cui la furia razzista di Gianluca Casseri è esplosa in una carneficina per terminare, passando dalla Fortezza da Basso, alla stazione di Santa Maria Novella.

In occasione del corteo è stata attivata una rete tra le questure di tutta la Toscana, coinvolgendo anche le forze di polizia delle altre città, per “monitorare l’arrivo a Firenze di realtà antagoniste” ma soprattutto quello di frange di estrema destra. Lo scopo è evitare infiltrazioni e incidenti vista la natura pacifica della manifestazione, caratterizzata dal rifiuto di ogni forma di discriminazione e violenza. Prevista anche la presenza di molti esponenti politici tra i quali il leader del Pd Pierluigi Bersani, il segretario della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero, il sindaco Matteo Renzi e il presidente della Regione Enrico Rossi. Molto forte la partecipazione della rete contro il razzismo, dei movimenti e del comitato per l’acqua pubblica. Oltre a quella di Firenze, domani sono previsti altri corteo in varie città, da Bologna a Genova. In quest’ultima l’allerta è massima vista la concomitanza della “Rassegna dell’editoria di destra” che vedrà la partecipazione anche di Casa Pound. In vista del corteo il portavoce della comunità senegalese di Firenze Pape Diaw ha nuovamente invitato tutti a “partecipare con la massima calma, essere presenti in modo pacifico e non violento”. Perché è una giornata di lutto e dolore, e la sofferenza non deve ripetersi.

Sul fronte delle indagini proseguono intanto gli accertamenti, non ancora conclusi, sul porto d’armi dell’assassino che, da nuove verifiche, risulterebbe essere un porto di fucile da caccia. Casseri lo possedeva, si apprende, dal 1990 e nonostante avesse effettuato i rinnovi in modo regolare, in questo arco di tempo non avrebbe acquistato armi. Almeno non legalmente. Fino al 23 febbraio del 2010, giorno in cui risulta aver comprato in un’armeria di Pistoia l’arma della strage, una Smith & Wesson 357. Per ottenere il porto d’armi servono due certificazioni mediche che attestino lo stato di salute fisica e mentale del richiedente. Il certificato di idoneità al porto d’armi viene rilasciato dal servizio di medicina legale della Asl dopo la presentazione certificato anamnestico redatto dal medico di base. Un doppio passaggio, dunque, al quale segue il via libera da parte della Questura che verifica se ci sono le condizioni – vengono controllati i precedenti penali e la documentazione di chi ne fa richiesta – affinché possa essere concessa la licenza. Il porto d’armi può, a seguito di alcuni eventi, essere ritirato. E allora c’è da chiedersi, se venisse confermato dagli accertamenti degli inquirenti che Casseri aveva un regolare porto d’armi dal lontano 1990, perché non sia stato ritirato, perché avesse ancora in casa quell’arma nonostante la pericolosità e i precedenti di polizia che aveva collezionato nell’ultimo anno.

Intanto Digos e Polizia postale continuano gli accertamenti sul computer del fratello di Casseri e del proprietario della casa che abitava a Firenze, Enrico Rulli. Sono stati sentiti anche gli unici due amici che il 50enne aveva sul suo profilo Facebook. L’intenzione è quella di conoscere ancora più a fondo la personalità dell’uomo e ricostruire le ore che precedono la strage. Si sa poco, infatti, di quanto accaduto in quei momenti e, soprattutto, resta un grande punto interrogativo sullo stato dell’appartamento in cui abitava in via di Terzolle 2 a Firenze. Durante la perquisizione è stato trovato letteralmente svuotato da ogni effetto personale, compresa la biancheria. In casa mancavano perfino le lenzuola. Questo potrebbe far pensare allo spostamento di Casseri in un’altra abitazione, ipotesi che si rafforza dopo il ritrovamento di un secondo mazzo di chiavi nell’auto dell’omicida. O alla decisione di un suicidio pianificato in precedenza. Gli inquirenti non escludono niente, lasciano aperta ogni porta. Anche quella che l’assassino avesse deciso tutto prima: la strage, e la sua morte.