Piazza Tahir, il centro della protesta in Egitto

Sono 8 i morti al Cairo, in Egitto, ed oltre 300 i feriti,  durante gli scontri, avvenuti ieri, davanti al palazzo che ospita il Consiglio dei Ministri. Questo il bilancio di una delle giornate più cruente dalla settimana di novembre durante la quale furono uccisi dalla polizia 42 dimostranti. Durante la giornata sono state annunciate più volte conferenze stampa di rappresentanti del governo, che poi non si sono tenute, e quindi nessuno ha potuto precisare chi abbia sparato i colpi, mortali. Nei blog si è diffusa la convinzione che la responsabilità sia da attribuire ai militari. Gli scontri sono scoppiati dopo che la polizia militare ha compiuto una pesante azione di forza per rimuovere un sit-in di circa 200 manifestanti antigovernativi, picchiandoli con manganelli e bastoni elettrici e rispondendo ai lanci di pietre e di bottiglie molotov, lanciando a loro volta sui manifestanti suppellettili dai tetti degli edifici . Anche dopo il calar del sole la situazione non è migliorata: falò di oggetti in plastica e legno bloccano il transito sulla grande arteria Qasr el Aini, a 200 metri dagli edifici governativi ed a meno di mezzo chilometro da piazza Tahrir, simbolo storico della protesta che in gennaio ha fatto cadere il regime di Mubarak. Ancora oggi l’asfalto delle strade del quartiere è una distesa di sassi, macerie e carcasse d’auto bruciate e gli scontri proseguono da questa mattina. I manifestanti, da settimane, chiedono maggiore ascolto delle loro istanze e delle rapide elezioni dei due rami del parlamento, disciolto nel febbraio scorso dopo la caduta di Mubarak.

Tre componenti del Consiglio Consultivo, nominato due settimane fa dai militari al potere per dare sostegno al governo Ganzouri,  si sono dimessi per protesta contro l’azione di forza. Mohamed el Baradei, candidato alle elezioni di presidente della repubblica egiziana, ex direttore generale dell’Agenzia atomica internazionale (Aiea), ha definito brutale e barbara l’azione condotta oggi dalla polizia militare. “Ha un sapore fortemente ironico che i militari lancino pietre contro i manifestanti dal palazzo del parlamento, dove troneggia un manifesto secondo il quale la democrazia è il potere del popolo”, ha commentato uno dei manifestanti, Mostafa Sheshtawy.

“Chi ha sbagliato deve pagare, i fatti di ieri saranno giudicati dalla magistratura”. Lo ha detto il premier Kamal el-Ganzouri che ha aggiunto: “Non faremo ricorso alla forza per disperdere le manifestazioni pacifiche. Ieri l’esercito non ha fatto uso di pallottole per disperdere il sit-in”. Gli ultimi scontri, secondo il premier, “non fanno parte della rivoluzione, ma sono un attacco ad essa”, messo in atto da “forze interne o esterne che cercano di scatenare un’escalation in un momento in cui la situazione evolve verso la calma”. Le famiglie dei “martiri e dei feriti – ha garantito infine – saranno ricompensate pienamente”.

Sia tra i militari che tra i manifestanti, però, vi è anche qualche ferito da arma da fuoco cosa che fa pensare alla presenza di provocatori infiltrati tra la gente. La Tv Al Jazira ha ipotizzato che potrebbe anche trattarsi di normali cittadini o dipendenti degli uffici pubblici che, stanchi delle proteste e della paralisi provocata al loro lavoro, avrebbero deciso di affiancare le forze armate contro i manifestanti. Dopo le immagini diffuse da AlJazira international sugli incendi e le cariche dei militari contro i manifestanti, questa mattina i soldati sono entrati negli edifici di piazza Tahrir sui cui balconi erano posizionate le telecamere di varie tv ed hanno sequestrato le apparecchiature.

aggiornato da redazione web il 17 dicembre 2011