Il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ha annunciato oggi che l’impianto nucleare di Fukushima è stato “stabilizzato”. La centrale atomica, gestita dalla società Tepco, era stata danneggiata duramente dallo tsunami seguito al terremoto dello scorso 11 marzo e per mesi i tecnici giapponesi hanno lottato contro le fughe radioattive e il rischio di esplosione di quattro reattori, i cui impianti di raffreddamento furono danneggiati.

Secondo Noda, adesso si potrebbe procedere alla fase di spegnimento, anche se per mettere in sicurezza del tutto l’impianto ci vorranno decenni. Per il premier, la stabilizzazione dei reattori a rischio, indica che “abbiamo superato la fase dell’emergenza”, ma la situazione nella zona della centrale – evacuata da migliaia di abitanti – è tutt’altro che tranquilla. Per raffreddare i reattori, infatti, è stata usata acqua di mare, che è stata poi rilasciata nell’ambiente. Il governo giapponese mantiene una zona di interdizione alla pesca nelle acque prospicienti l’impianto e una zona di sicurezza di venti chilometri attorno alla centrale.

La gestione dell’emergenza è stata duramente contestata sia dall’opinione pubblica nipponica sia dalle associazioni ambientaliste internazionali che hanno accusato il governo di Tokyo e la Tepco di aver nascosto informazioni essenziali nella fase più acuta dell’emergenza. Per evitare ulteriori critiche, Noda ha precisato che il governo renderà nota “una road map per le successive fasi di gestione dell’impianto”, che comprenderà anche la decontaminazione delle aree colpite dalle fughe di radiazioni avvenute in questi mesi.

Le assicurazioni di Noda, però, non convincono tutti. Greenpeace, per esempio, ha affidato al suo direttore in loco, Junichi Sato un duro commento: “Le autorità giapponesi sono chiaramente ansiose di dare l’impressione che la crisi sia giunta al termine, ma questo non riflette chiaramente la realtà. Invece di usare i media per alzare una cortina di fumo per nascondere il fallimento negli aiuti alle persone che vivono con le conseguenze del disastro, la priorità del governo dovrebbe essere quello di garantire la sicurezza pubblica e iniziare la chiusura di tutti i reattori nucleari in Giappone”.

Secondo l’associazione ecologista, Tepco non ha ancora raggiunto il livello di “arresto a freddo” necessario ad avviare lo spegnimento dei reattori e migliaia di tonnellate di acqua contaminata sono ancora nell’impianto, senza che sia stata trovata una soluzione per il loro stoccaggio. Inoltre, Greenpeace ha condotto delle analisi indipendenti sui livelli di radiazioni a Fukushima e risulta che in città sono state colpite migliaia di abitazioni. Per esse – e soprattutto per i loro abitanti – l’organizzazione ambientalista chiede che Tepco, oltre a farsi carico dei costi di decontaminazione, versi anche adeguati risarcimenti. Solo 35 abitazioni, nei nove mesi trascorsi dall’incidente, sono state decontaminate, secondo l’associazione ambientalista.

E mentre circa 80mila persone aspettano di poter sapere se e quando sarà possibile fare ritorno con sicurezza nelle proprie case, il governo nipponico, qualche giorno fa ha ammesso che le operazioni di “pulizia” dell’area colpita dalle radiazioni potrebbero richiedere fino a 40 anni. Non solo, molti esperti di impianti nucleari fanno rilevare che, anche ammesso che la stabilizzazione sia effettivamente avvenuta, un nuovo terremoto nella zona o un nuovo tsunami potrebbero risultare fatali per l’impianto e i suoi reattori. L’emergenza, quindi, con buona pace del primo ministro Noda, è tutt’altro che chiusa.

di Joseph Zarlingo