Il sette dicembre, dai meandri delle gallerie di cui era il re, viene portato alla luce e arrestato a Casapesenna, in provincia di Caserta, Michele Capastorta Zagaria, uno dei più potenti capi del clan dei Casalesi.

Cinque giorni dopo, a Córdoba, nello stato messicano di Veracruz, alcuni militari della Marina Armada de México arrestano Raúl Lucio Hernández Lechuga, alias el Lucky, uno dei capi del cartel degli Zetas, e gli portano via un arsenale di armi da guerra, munizioni e granate varie.

In pochi giorni le forze dell’ordine italiane e le forze armate messicane hanno messo a segno due arresti importanti nella eterna lotta tra il bene e il male.

I due mafiosi hanno davvero poco in comune, anche se il destino li ha voluti “consegnare alla giustizia” sotto la stessa luna di dicembre. Certo, entrambi appartengono a due tra le più terribili organizzazioni mafiose mondiali, e occupano posti di comando, ma la loro storia, il loro stile, la loro fama, si è formata in mondi molto diversi.

Tanto per fare un quadro del gruppo di cui fa parte il Lucky, senza voler nulla togliere alle mafie nostrane, gli Zetas sono un gruppo che da qualche anno è sulla bocca di tutti. Sono efficienti, senza scrupoli, violentissimi e si stanno mangiando il paese. Quindi si confondono perfettamente con la classe politica messicana. Non riusciresti proprio a riconoscerli se non fosse che loro, almeno il gruppo fondatore, prima di fare i cattivi facevano i buoni ed erano parte di un intero battaglione di 600 uomini del Gafe, il Grupo Aeromóvil de Fuerzas Especiales, cioè, per capirci erano così bravi ad ammazzare tutti che partecipavano alle operazioni tipo quelle che hanno portato all’arresto del Lucky.

Oh, e uno si domanda come sono diventati così bravi ad ammazzare tutti? Beh, perché i corsi glieli hanno fatti negli Stati Uniti, i corpi speciali dell’esercito israeliano, e altri esperti di questo calibro.

Dunque i buoni, addestrati per essere macchine da guerra, un giorno decidono che sono stanchi di dare la caccia ai cattivi, perché i cattivi hanno macchine di lusso, donne di lusso, case di lusso e hanno in mano il paese. Allora prendono e vanno a fare i killer per uno dei tanti cartelli messicani, il cartel del Golfo, comandato, all’epoca, dall’epico Osiel Cárdenas Guillen.

Sono i suoi cani da guardia, assassini professionisti, più o meno per un decennio, da quando nel 1999 iniziano a lavorare per lui, fino all’inizio del 2010, quando si trasformano in un cartel autonomo e ferocissimo, che cambia le regole del gioco e semina il terrore nel paese.

Oggi l’esercito messicano mette a segno un colpo grosso, che forse può servire da propaganda per coprire le innumerevoli, continue e impuni violazioni dei diritti umani che membri dell’esercito compiono quotidianamente nel paese. Lo stesso esercito che ha formato, coccolato e accudito quei corpi speciali che si sono trasformati in cattivi.