L’altro ieri sera, nel tardo pomeriggio, transitavo in Por Santa Maria, e nei pressi del Porcellino noto due auto della polizia coi lampeggianti accesi, circondate da una piccola folla di extracomunitari che corrono in direzione di piazza della Signoria.

Non avendo ancora udito la notizia dell’eccidio dei senegalesi, tiro dritto in direzione di piazza della Repubblica dove, di fronte a una Rinascente rutilante di addobbi natalizi, ristà un assembramento di giovani maschi di colore, mentre colpi di manganello sincronici a salve di fischi & grida di assassini, assassini, si abbatte sulle teste di qualche astante, fors’anche occasionale.

Non volendo correre il rischio di farmi urtare per via di un braccio invalidato, rimango ai margini preferendo chiedere lumi a un trio di giovani neri, che subito mi raccontano quel che è successo qualche ora prima in piazza Dalmazia e al mercato di San Lorenzo.

I tre sono furibondi perché – riferiscono concitati – “uno di voi ha ucciso e ferito cinque di noi senza motivo”. Stupito dalla notizia, mi astengo dal porre altre domande, limitandomi ad ascoltare il loro più che giustificato sfogo.

Ma che Paese è questo… ma non vi vergognate… cosa vi abbiamo fatto noi senegalesi?  lavoriamo e ci ammazzate come cani … siamo la comunità che vi da meno problemi… che gente siete voi… anche voi avete fatto i clandestini… anche voi siete emigrati per mangiare… e guarda che io sono sposato con un’italiana… ma che gente siete… siete gente che non viaggia , non parlate altre lingue, non capite come va il mondo… solo qui succede che un razzista come tutti voi, ammazza due di noi senza perché… senza motivo… cosa succederà adesso agli italiani che vivono in Senegal… assassini, assassini” – il mio l’interlocutore si interrompe per associarsi alle urla dell’assembramento, e io ne approfitto per dirigermi in piazza Duomo.

Trovo il battistero circondato da due, trecento uomini e  donne di colore, tenuti sotto sorveglianza da polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Stavolta l’improvvisata assemblea appare tranquilla, non si esprime con fischi né urla, impegnata com’è nel tentativo di comprendere le parole di un leader senza megafono che, abbarbicato al monumento, invita la piccola folla a mantenere la calma, mentre contemplo stupefatto la compostezza anche estetica di quella piccola folla di giovani belli, abbigliati di nero o di scuro, comprese le rare donne.

Ritornando sui miei passi vengo superato da un’autoambulanza che va a soccorrere un ferito ancora di fronte alla Rinascente, mentre dalla fiancata di un’auto dei Vigili Urbani con una gomma a terra, risalta la scritta rossa ancora fresca “merda”.

Rientro a casa perturbato dall’ulteriore vergogna di essere italiano, e accendo il computer mentre sul monitor scorrono le allucinanti giaculatorie dell’ immarcescibile canaglia nazi-fascista, che definisce eroico un atto vigliacco ed eroe questo demente-sedicente intellettuale da Pistoia, venuto nella città di Fi/Renzi a punire “i negri italiani” & chi più ne ha più ne metta.

Ieri mattina su Rai 3 a “Tutta la città ne parla” ascolto le ricorrenti analisi sulla magna tolleranza, il dialogo e i soliti “necessari approfondimenti”, persino auscultati da cotal Iannone Gianluca secondo il quale lo stragista “era solo un simpatizzante di Casa Pound, presieduta dallo stesso Iannone, dedito & dedicato a una vergognosa sociologia “fascista ma non razzista”.

Nella stessa trasmissione la testimone oculare Roberta ricorda: “La freddezza un po’ irreale dell’assassino che, freddati i primi due senegalesi, s’è allontanato con molta calma”.

Pape Dave,  capo della comunità senegalese, dopo aver dichiarato al Fatto: “Cerchiamo giustizia non vendetta” – domanda – “Ma perché uno così era in giro?”.

Già perché uno psicopatico di questo calibro se ne poteva andare in giro con una Magnum 367, un’arma letale, nonostante le sue note predisponenti simpatie?

E perché si è consentito che il noto im/prenditore traghettasse al governo di un Paese – con precedenti noti a tutto il mondo – nostalgici & negazionisti nazi-fascisti di tutte le stazze & antecedenti?

E perché si continua a consentire ad associazioni così/dette kulturali come Casa Pound – “migliaia di iscritti e simpatizzanti”, Iannone docet – per non dire di assai peggiori, di continuare ad alimentare l’acquitrinio dei pesci bruni?

E perché dopo più di mezzo secolo da Piazzale Loreto, invece di istituire altrettanti Piazzali Loreto quante sono piazze d’Italia, si continua l’inesausto dibattito sulla in/giustezza di appendere per i piedi il responsabile, persino a posteriori, di tanti ignominiosi e mai abbastanza puniti antiumani delitti?

Chissà.