Il governo Monti taglia le stime del Pil (secondo le previsioni dell’esecutivo, quest’anno la crescita dell’economia italiana frenerà a +0,6%, il prossimo andrà addirittura in segno negativo con un -0,4%) e il regista e attore teatrale, Sandro Torella, lo manda a quel paese. Non Monti, il prodotto interno lordo. Quello che il giovane artista romano (con una laurea in economia) porta in scena dal 15 dicembre, al Teatro allo Scalo di Roma, è uno spettacolo dissacrante e irriverente sul mondo dell’economia. Un one man show che, prendendo le mosse dai tumulti che stanno attraversando la nostra società, in questi mesi, dal movimento degli “indignados” ai “no money”, arriva a derubricare il Pil a mero e inutile strumento di misurazione quantitativa “di cui quindi – sottolinea Torella – possiamo, e vogliamo, fare a meno. Prima che misurazione, infatti, l’economia è scambio. Anche di relazioni. La nostra società quindi sta male – nota – proprio perché tende sempre più alla quantificazione. Pertanto il lavoro se è utile allo scambio, alla relazione, è un momento importante, altrimenti è solo la cristallizzazione di un dettame imposto dalla società che finisce per “incatenare” l’individuo”.

Un’idea che nasce dieci anni fa, quando “non avendo ancora capito cosa significasse essere attore – ricorda l’artista – ho portato avanti in parallelo i due percorsi: quello dello studio dell’economia e quello attoriale. Una scelta – sottolinea – dettata anche dalla realtà di mercato capitalista, con la quale mi sono scontrato”. Determinante per Torella, per la sua consapevolezza di come si sviluppano le dinamiche dell’economia e della finanza, e dunque la successiva ideazione dello spettacolo “Fanculo il Pil”. Da lì la voglia di mettere in scena le nuove teorie apprese, applicandole ad una società in continua trasformazione, “ma, pur essendo già un attore, non avevo ancora i mezzi, le possibilità”.

Oggi, Torella gestisce due ambiziosi spazi teatrali romani: il Teatro allo Scalo e il Teatro Duse, “dai quali presto – racconta – potrebbe partire un progetto di teatro-off”: i grandi spettacoli, in scena nei più importanti teatri italiani, elaborati e sperimentati in piccoli teatri indipendenti, come quello nel quartiere San Lorenzo di Roma. “Un po’ come succede nelle grandi città di mezzo mondo, come Parigi, Berlino, New York” dice il giovane attore e regista.

La vera occasione per buttare giù una bozza e “provare” lo spettacolo, che da tanto tempo ha in mente, gli viene data l’anno scorso, quando, la facoltà di Economia dell’Università La Sapienza (in cui, anni prima, aveva conseguito la laurea) lo chiama per un reading di alcuni stralci di un trattato sulle teorie dell’economista Federico Caffè. “A quella lettura – racconta – ho aggiunto, previa autorizzazione, un mio intervento sul Pil. Risultato poi più interessante della stessa lettura del testo su Caffè, soprattutto per l’interazione cercata e trovata nell’uditorio”.

Sul palco, a mandare idealmente a quel paese il Pil è un giovane docente.“Se devo dargli una nazionalità, non è italiano – assicura Torella – o se lo è, di certo è un assistente precario”. Una lezione particolare, tenuta da un professore particolare, carica di invettiva contro banche e la brama del singolo ad avere ed accumulare sempre di più, finendo per annichilire il proprio io. Una pièce tendenzialmente comica che non disdegna l’intervento del pubblico (gli ideali alunni).