“Nella notte non è tutto rientrato, ho preso una decisione forte perché c’era un problema grosso: una denuncia, ed era impossibile lavorare con persone che hanno contribuito a denunciarmi. E’ ovvio che davanti a questo non potevo fare serenamente il mio lavoro. Ieri sera i giornalisti in assemblea hanno sconfessato l’operato dell’Associazione Stampa Romana dicendo che era una iniziativa sbagliata. Ora voglio guardare in faccia i miei giornalisti, se si rinnova il patto di fiducia rientrano le mie dimissioni. Abbiamo un progetto, lo abbiamo portato avanti e se ci sono le condizioni si va avanti. Non mi piace distruggere tutto”. La Rai? “No, non ci vado e lo dico una volta per tutte”. Così Enrico Mentana, direttore del Tg di La7 intervenendo a ‘La Telefonata’ di Maurizio Belpietro.

Mentana, rispondendo a chi ha ipotizzato strumentalizzazioni della questione per pura pubblicità, ha detto: “Le cose mi sembrano vadano già abbastanza bene senza bisogno di fare pubblicità. Mai mi sarei sognato di infilarmi in una situazione così difficile mettendo in gioco il mio posto. Se non fosse arrivata quella denuncia, un fulmine a ciel sereno: un comunicato che diceva che l’Associazione stampa romana d’intesa con il Cdr di La7 aveva dato incarico a un avvocato di presentare una denuncia alla magistratura per comportamento antisindacale verso di me“. E rispondendo a una domanda sulle motivazioni che lo hanno indotto a non leggere quel comunicato, Mentana ha risposto: “Io faccio il direttore di un telegiornale e non il passacarte. Ho sempre detto che do tutte le notizie che contano e non le fesserie, gli orpelli ecc. La7 è di proprietà di Telecom Italia: non ho mai dato in questo anno e mezzo un loro comunicato, ma perché devo dare un comunicato, non importante, del Sindacato dei giornalisti?. E’ più importante il Sindacato dei giornalisti del mio editore? No, sono tutti uguali, così come quelli delle altre rappresentanze”.

Mentana torna ancora una volta sulla questione Rai, in particolare rispondendo a chi ha letto in queste sue dimissioni una mossa per candidarsi alla guida del Tg1: “Se volessi andare al Tg1 – sottolinea – avrei bisogno di fare tutto questo can can? Ci si qualifica per il lavoro che si fa e non per i fuochi d’artificio. Io ho la perfetta caratteristica per non andare al Tg1: non voto, non amo le liturgie sindacali, non amo i contratti a termine come sono fatalmente al Tg1, non amo l’invasione dei partiti che ha la Rai. Non ci andrò e lo posso dire nella buona come nella cattiva sorte se come penso resterò al Tg de La7, ma certo non me ne andrò per stare alla Rai. Questo deve essere chiaro una volta e per sempre. In Rai sono stato al tg dal 1980 al 1989, mi ci sono fermato. Ma sono andato via più di venti anni fa e non ho intenzione di tornarci, semmai se dovessi andarmene proverei a fare come ha fatto Santoro e cioè, far decollare un prodotto giornalistico, un tg  fuori dai circuiti normali”