Antonio Corvino stringe tra le mani una targa in ricordo di don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra. Cipriano Cristiano, invece, con la fascia tricolore, materialmente la consegna ai genitori della vittima di camorra. L’occasione è la grande manifestazione di Libera a Casal di Principe del marzo 2009. L’associazione mise in campo impegno e dedizione e come sempre denunciò i colletti bianchi, la zona grigia pronta a fingere un’antimafia d’accatto. Ma quei due sul palco salirono da rappresentanti delle istituzioni. Da una parte Antonio Corvino assessore allo sport che si spese per l’organizzazione dell’evento, dall’altra Cipriano come sindaco partecipò alla premiazione e ammoniva: “Noi la camorra vogliamo combatterla davvero”. Una settimana fa entrambi sono finiti in carcere con l’accusa di collusione con il clan dei Casalesi. Le elezioni che li portarono alla guida del comune, è una delle contestazioni della Procura, furono falsate con 100 voti truccati.

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La direzione investigativa antimafia di Napoli, guidata dal capocentro Maurizio Vallone, ha sequestrato beni per 100 milioni di euro agli indagati, a Corvino 8 rapporti bancari e due auto. Cipriano e Corvino incarnano al meglio il livello di contaminazione delle istituzioni e l’ipocrisia di rifarsi una verginità in manifestazioni antimafia nel ruolo di rappresentanti del popolo. L’inchiesta che ha portato in carcere 51 persone e che ha coinvolto l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, racconta il profilo dei personaggi. Antonio Corvino ha trasformato il comune di Casal di Principe in un night club. Le prostitute se le portava in municipio. Al telefono, nel febbraio 2010, a un sodale spiega: “Stanno venendo due mignotte a chiavare a Casale vuoi chiavare? (…) Andiamo sopra il comune saliamo io e te andiamo nell’ufficio che ce ne fotte (…)”. Per il gip Egle Pilla “Antonio Corvino è il camorrista-politico. Ed è il sistema più inquietante. Ma ha il pregio, per l’organizzazione, di essere efficace. Garantisce, cioè, i migliori risultati”.

Ma non serviva l’ordinanza per capire la qualità dei personaggi. Corvino è figlio di Gaetano, l’uomo che da assessore nel 1990 ospitò un summit di camorra, poi fu condannato per associazione camorristica. Di padre in figlio e nessuna domanda da parte dei partiti che hanno usato la famiglia Corvino, da sempre vicina alla cosca Schiavone, come portatore di voti, prima l’Udc e poi Forza Italia. Al telefono nel 2010 Gaetano spiegava al figlio Demetrio, fratello di Antonio, il programma politico della famiglia: “Se avessi 200 mila euro riuscirei a mantenere tutto Casale, perché con la moneta si può corrompere tutto, si può corrompere ogni equilibrio in ogni modo”.