Qualche apertura all’ingresso di nuovi partiti in caso di rielezione durante le presidenziali di marzo. Vladimir Putin, nel suo primo confronto televisivo con popolo russo dopo la contestatissima tornata elettorale, cerca di abbassare i toni dell’opposizione e della piazza. Di frenare la bufera esplosa dopo le denunce di brogli elettorali nelle consultazioni legislative del 4 dicembre scorso.

Ma il tenore delle sue risposte restituisce l’immagine del Putin di sempre: qualche gesto vago di apertura come l’annuncio (seguito da un “probabilmente”) di un via libera alla registrazione dei piccoli partiti finora esclusi, qualche proposta concreta, ma poco convincente come quella di installare una webcam in ogni seggio elettorale monitorare il voto.

Per il resto la sicurezza è la stessa a cui ha abituato i russi negli anni di predominio sulla scena politica moscovita. Putin va diretto per la sua strada: i risultati del 4 dicembre sono “indiscutibili” e riflettono il volere dei russi, i manifestanti sono stati pagati dall’opposizione e nello specifico da persone “che hanno passaporto russo ma lavorano nell’interesse di stati stranieri”. E poi alcune battute a voler sminuire l’importanza delle manifestazioni degli ultimi giorni come quella sui nastri bianchi simbolo della protesta dei manifestanti scambiati per preservativi.

Ma sono in tanti oggi in Russia a non essere più disposti ad accettare censure, pressioni, corruzione e uno stato di polizia che soffoca le voci indipendenti. Così molti hanno iniziato ad alzare la voce. Come successo in diverse manifestazioni e in quella di sabato scorso a Mosca che ha visto la partecipazione di circa 50mila persone non lontano dal Cremlino. Insieme a scandire slogan contro Putin e la sua Russia unita e a chiedere nuove elezioni e provvedimenti contro la Commissione elettorale centrale.

Putin però non cede di un passo e ha già sgombrato il campo da ogni dubbio: non permetterà che in Russia il vento delle rivolte, della “destabilizzazione della società” (uno dei riferimenti è alla rivoluzione arancione ucraina), travolga tutto. E infatti, al di là di vaghe promesse, ne ha per tutti. Per la piazza (va bene le proteste, dice, ma purché rimangano nel quadro di leggi che molti contestano), per le opposizioni e anche per chi, oltreconfine, vorrebbe metter bocca su questioni che Mosca ritiene di esclusivo interesse nazionale.

Il primo bersaglio sono gli Stati uniti. Prendendo spunto dalle parole dell’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain che aveva ammonito Mosca sul rischio di una primavera araba in salsa russa, Putin ha commentato che “C’è chi vuole mettere in disparte la Russia perché non gli impedisca di dominare nel mondo”. Washington vuole “vassalli” e non “alleati” ma, prosegue il premier, molti Paesi sono ormai stanchi dei “diktat” statunitensi.

E stoccate arrivano anche all’Europa. Il premier russo infatti non ha perso occasione per lanciare la sua personale critica a Bruxelles: l’economia di Mosca è più stabile e in crescita rispetto a quelle europee. “Per ora abbiamo indicatori economici migliori e ben più stabili”, ha detto il premier russo sbandierando una crescita del pil del 4,2-4,5 per cento nel 2011 contro l’1-1, del Vecchio continente.

Da oltreoceano ancora nessun commento ufficiale alle parole di Putin, mentre in sede Ue c’è inquietudine per la questione della trasparenza del voto del 4 dicembre e la gestione delle proteste di piazza (si parla di un’altra possibile protesta per il 24 dicembre).

Bruxelles è “preoccupata per le irregolarità e la mancanza di correttezza” delle elezioni, nonché per l’arresto di centinaia di manifestanti in Russia come ha sottolineato al termine del vertice Ue-Russia il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. E guardando ai prossimi mesi, Van Rompuy ha espresso “l’auspicio che la Russia cooperi con l’Osce per assicurare un monitoraggio regolare delle elezioni presidenziali” che si terranno a marzo.

La risposta di Mosca è arrivata poco dopo. “L’Europarlamento non ha nulla a che vedere con le nostre elezioni” ha risposto a margine del vertice il presidente russo Dmitrij Medvedev ai giornalisti che chiedevano un commento sulla richiesta di Strasburgo di indire nuove elezioni a causa delle irregolarità denunciate. E sul tema dei diritti umani ha cortesemente suggerito all’Ue di preoccuparsi della “crescita della xenofobia e degli estremismi” presenti in alcune aree europee. Perché l’Europa “deve risolvere (i suoi) problemi e non occuparsi della Russia”.

di Tiziana Guerrisi