Franco Stefanoni, autore de "I veri intoccabili" (Chiarelettere)

I “veri intoccabili” hanno colpito ancora. Sono gli ordini professionali, refrattari a ogni liberalizzazione, che resistono da decenni ai progetti di riforma e non recedono neppure in questi tempi di emergenza e sacrifici. Il governo Monti ha trovato la strada sbarrata, per esempio sul fronte di un’ulteriore liberalizzazione della vendita dei medicinali fuori dalla canoniche farmacie. “I veri intoccabili” è il titolo di un libro di Franco Stefanoni, appena pubblicato da Chiarelettere. Che racconta appunto la formidabile resistenza messa in campo dalle “lobby del privilegio” – commercialisti, avvocati, medici, notai farmacisti… – di fronte a ogni tentativo di riforma che apra al mercato. Una lobby ben rappresentata nel Palazzo, dato che la metà dei parlamentari italiani è iscritta a un ordine. E, scrive Stefanoni, giornalista di Il Mondo, “il trasversale partito dei parlamentari iscritti a qualche ordine, silente e pervasivo, preferisce rimandare la grande riforma”.

Franco Stefanoni, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha denunciato con forza che anche il governo Monti è stato costretto a cededere a queste pressioni.
“Sono decenni che Confindustria spinge per le liberalizzazioni. Negli anni Novanta picchiava durissimo contro gli ordini, definendoli antistorici. E oggi continua a insistere perché le liberalizzazioni siano le più ampie possibili. Non a caso gli Ordini, quando si sentono minacciati da una riforma, gridano ai “poteri forti”, che alla fine identificano con gli industriali. L’obiettivo di Confindustria è quello di ridurre i costi che le aziende affrontano per le prestazioni dei professionisti, per esempio avvocati e commercialisti. Ma non è solo una questione di risparmio. Ci sono stime che dicono che le liberalizzazioni di ordini professionali e servizi porterebbero a un aumento del Pil di diversi miliardi di euro nel giro di qualche anno. Il risultato finale, comunque, è che Confindustria finora ha ottenuto ben poco”.

Sembra un paradosso, ma anche il Pd critica su questo fronte il governo del liberista Monti. Dario Franceschini ha denunciato che proprio il governo ha bocciato gli emendamenti “che hanno annullato le liberalizzazioni su taxi, farmacie e autostrade”. Temi toccati dalla famosa “lenzuolata” varata dal ministro Pier Luigi Bersani nel 2006.
“Rispetto al testo iniziale, la portata dei provvedimenti di Monti è molto diminuita. Per esempio, nell’ultima versione è passata una formula di liberalizzazione di vendita dei farmaci di fascia C (con ricetta del medico e costo a carico dell’utente, ndr) molto meno significativa di quella originaria. Solo una parte di questi potrà essere venduta fuori dalle farmacie, in base a un elenco che sarà stabilito dall’Agenzia del farmaco. L’Ordine nazionale dei farmacisti e Federfarma hanno avuto successo ancora una volta, anche se qualcosa potrebbe cambiare in Senato. Era stato proprio Bersani, nella famosa ‘lenzuolata’, a dare la possibilità alle cosiddette parafarmacie di vendere i medicinali da banco, quelli che non richiedono ricetta. Questo ha aperto la strada a nuovi soggetti che avrebbero avuto grandi difficoltà ad aprire una farmacia tradizionale, perché le gare sono concepite in modo da favorire chi ha già una ‘tradizione’ nel campo, in sostanza gli eredi dei farmacisti. E per migliaia di giovani laureati la prospettiva era di fare i dipendenti a vita. L’estensione alla fascia C avrebbe aumentato le possibilità, e infatti c’è parecchia delusione tra gli interessati. Dicono, anche loro: ‘Se non ora, quando?’. E la risposta che si danno è ‘mai più”‘.

Intanto premono in Parlamento le richieste di costituzione di nuovi ordini.
“Le nuove richieste riguardano soprattutto alcune professioni sanitarie, impegnate per esempio nella medicina non tradizionale. Poi ci sono una ventina di categorie, come infermieri, radiologi, osteriche, che sono giù riunite in “collegi”, ma puntano ad avere il riconoscimento più alto, un Ordine vero e proprio. Nel governo Berlusconi, il ministro della Salute Ferruccio Fazio si è speso molto per la creazione di un ordine autonomo dei dentisti, ma anche questa iniziativa si è impantanata. Caduto Berlusconi, penso sia molto difficile che queste richieste vadano a buon fine”.

Ma gli ordini vanno aboliti o riformati?
“L’abolizione tout court è molto popolare, basta fare un giro sul web per rendersene conto. Io credo invece che almeno gli Ordini più significativi debbano continuare a esistere, ma vadano riformati. Mi riferisco a quelli caratterizzati da un interesse pubblico vero, da problemi deontologici, da tutele costituzionali, come avviene per medici e avvocati. Intervenire con la clava porterebbe solo confusione. Certo che scorrendo l’elenco degli Ordini esistenti in Italia e del numero di iscritti, qualche dubbio sul loro senso viene. Penso ai 2.250 “spedizionieri doganali” o ai 1.800 “tecnologi alimentari”. Per gli altri, andrebbe fatta una riforma che migliori qualità, deontolgia, accesso alla professione. Ma è difficile che avvenga. Monti avrà un bel da fare”.