Due splendide perle di due dei tecnici di maggior profilo e importanza strategica del governo Monti: il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo e il ministro allo Sviluppo e alla Infrastrutture Corrado Passera.
Nel difendere il miserabile prelievo sui capitali scudati, Polillo ha sostenuto che non si poteva fare altrimenti perché ragioni giuridiche e di ordine costituzionale impedirebbero che si modifichi l’accordo contrattuale tra lo Stato e i titolari dei capitali scudati.

Queste le argomentazioni del Prof. Polillo, e poiché non riesco ad abdicare al dovere di far funzionare il mio modesto cervello mi sono chiesto:
1. Accordo contrattuale? E che significa “accordo contrattuale” tra lo Stato e i titolari dei capitali scudati? Da quando in quando lo Stato fa accordi contrattuali con gli evasori e per giunta deve onorarli? Su quali manuali e trattati si fonda la cultura giuridica del Prof. Polillo?
2. E se davvero ci trovassimo dinanzi a un principio di rilevanza costituzionale, come sostiene avventatamente Polillo, allora anche l’introduzione del prelievo forzoso dell’1,5% sarebbe una violazione dell’accordo. Ma se davvero fosse così, come ha previsto l’1,5% o il 2% il governo avrebbe potuto prevedere almeno il 10%sui capitali scudati, posto che in Germania si è costretti a cedere allo Stato oltre il 40%.
3. E ancora se fosse come dice il Prof. Polillo, come mai lo Stato muta i suoi impegni con lavoratori dipendenti e pensionati senza porsi problemi di ordine giuridico?

Sostiene il Prof. Polillo che quello tra lo Stato e i titolari dei capitali scudati (io preferisco chiamarli con il loro nome cioè evasori) è un rapporto contrattuale mentre verso i pensionati si agisce per legge. Allora, sobbalzando, mi son ancora chiesto: “Ma che razza di argomentazione è? Sia verso gli evasori scudati sia verso i pensionati le misure si adottano con legge dello Stato. Corbezzoli, non sembra neppure un tecnico!”

E passiamo al ministro Passera. L’uomo forte del governo Monti, da sempre amico di Berlusconi, a proposito del capitolo indecente delle frequenze tv ha avuto l’amabilità di affermare che si tratta di “un tema molto rilevante che, alla luce dei sacrifici chiesti agli italiani, è ancora più giusto affrontare. Se ci sono da raccogliere suggerimenti, questa è l’occasione che ci aiuterà a raggiungere ipotesi e posizioni ancor più approfondite”. In altre parole, bisogna studiare. Ancora una volta, dopo un mese dalla nascita dell’esecutivo dei tecnici che avrebbero dovuto affrontare la crisi con rapidità, rigore, equità e sviluppo ci sentiamo ripetere che i problemi sono complessi e dunque bisogna studiare.

Per tassare ceti popolari e medi, per colpire pensioni e salari, per tagliare ancora i fondi all’università i nostri tecnici hanno dimostrato di possedere idee ben chiare e solida preparazione; invece per colpire le enormi sacche di privilegi, evasioni, per chiamare alla solidarietà i ceti più abbienti, beh, i nostri tecnici dichiarano con modestia, degna di miglior causa, di aver bisogno di studiare ancora… Meditate gente, meditate…