La cartina di tornasole è Bruno Vespa. Rappresenta la continuità non solo col berlusconismo ma anche con la Prima Repubblica e persino, se son vere alcune voci che lo danno per figlio naturale di Mussolini, col fascismo (ma questa mi sembra un’impossibile malignità ai danni del Duce). Era direttore del Tg1 (1990-‘93) all’epoca di Tangentopoli. Nell’aprile del 1992, nel pieno di quella bufera, dichiarò: “Il mio editore di riferimento è la Dc”. Fu forse l’unica volta in vita sua in cui Bruno Vespa disse la verità e trovò un pizzico di coraggio. Fu massacrato da colleghi della tv, a cominciare da Sandro Curzi direttore del Tg3 in quota Pds, e da quelli della carta stampata compromessi quanto lui con i partiti del vecchio regime.

Fu proposto per una punizione esemplare. Scrissi sull’Indipendente: “Vespa non deve essere punito (cioè cacciato dal posto che occupa) perché ha detto la verità, ma perché è vero ciò che ha detto” (Indipendente, 11/4/1992). Pareva chiaro infatti che se si voleva una nuova Repubblica, ai giornalisti Rai che avevano venduto il proprio mestiere nella vecchia mettendosi alle dipendenze di questo o quel partito, doveva essere cortesemente chiesto di cambiar aria. E in effetti qualcuno, come il direttore del Tg2, La Volpe, fu rimosso. A Vespa invece riuscì, mistero gaudioso, un miracolo più miracoloso dell’Immacolata concezione: invece di perdere potere, negli anni della Seconda Repubblica lo aumentò a dismisura occupando quattro serate tv, e facendo di Porta a Porta il primo ramo del Parlamento oltre che un sostituto dei Tribunali, prendendosi la parte del mattatore, spodestando il molto meno colpevole Pippo Baudo, in alcuni programmi speciali e intrufolandosi in tutte le trasmissioni ogni volta che usciva un suo libro scritto ai piedi di Berlusconi.

Se, dopo la breve parentesi bocconiana, Bruno Vespa continuerà ad avere il potere che ha oggi – e ci sono tutte le premesse, vista la sciagurata partecipazione di Mario Monti a Porta a Porta – allora vorrà dire che nulla sarà cambiato. I partiti, che han salvato la ghirba passando furbescamente la patata bollente ai professori, continueranno, come sempre, ad occupare e a spartirsi illegittimamente e arbitrariamente la Rai, a evoluirvi con i loro uomini (gli stessi di oggi, i sempiterni Cicchitto, Gasparri, Veltroni, D’Alema e compagnia cantante), a imporre posti di lavoro, spesso in gangli decisivi della Pubblica amministrazione, del parastato ma anche dell’industria privata, per i loro figli, le loro mogli, i loro nipoti e i loro ‘nepotes’, a grassare denaro pubblico e privato con gli appalti, a rubare, a taglieggiare, coprendosi penalmente con leggi ‘ad hoc’, perpetuando così un doppio diritto, uno per ‘lorsignori’, politici ed economici, l’altro per i comuni mortali, mentre, allora come oggi, si scoprirà che i magistrati Antimafia sono collusi con Cosa Nostra (c’è un precedente similare: negli anni Ottanta si scoprì che il comandante della Guardia di Finanza, Del Giudice, era anche il capo dei contrabbandieri) e così militari, poliziotti, sacerdoti e altri ‘insospettabili’.
Insomma, sarà la solita, vecchia, schifosa, Italia di sempre.

Il Fatto Quotidiano, 10 dicembre 2011