Quando la passione si tinge dei colori della vittoria capisci che le ore di allenamento, le rinunce alle serate tra amici, i sacrifici di giornate passate in vasca, sanno regalare il gradino più alto del podio. E’ un po’ questa, in un mix tra felicità e incredulità, l’emozione che traspira dalla voce di Marco Orsi, classe 1990, promessa del nuoto italiano di Budrio, in provincia di Bologna, che alla 15esima edizione dei Campionati Europei di nuoto in vasca corta a Stettino, in Polonia, ha conquistato la bellezza di due medaglie d’oro, una nella 4X50 mista, l’altra nella 4X50 in stile libero, e un bronzo nei 50 stile libero.

Marco con  le tue ultime vittorie agli Europei hai conquistato il tetto più alto d’Europa. Quale la soddisfazione più grande davanti a due medaglie d’oro?

“Bé sicuramente nel momento in cui realizzi che ce l’hai fatta, conquistare la medaglia è la parte più bella della vittoria. Ti ripaga di tutti i sacrifici, sia quello dell’allenamento quotidiano, ma anche di quello dei miei allenatori che ogni giorno mi spronano a fare sempre meglio. Poi sia il 4X50 stile libero sia il 4X50 che mi hanno regalato l’oro, sia con i 50 stile con cui mi sono piazzato terzo, sono andati molto bene e non me l’aspettavo. Anche l’essere riuscito a sconfiggere Fesikov, un nuotatore davvero forte, è stata una cosa del tutto inaspettata. Diciamo che sono dei traguardi per  ripagare tutte le persone che mi stanno accanto, dagli allenatori alla mia famiglia”.

Una preparazione che negli anni, per arrivare fino a questi livelli, avrà comportato grossi sacrifici.

“Sì questo fa parte dell’essere un atleta. Le maggiori rinunce a cui ho dovuto far fronte sono state le uscite con gli amici la sera, e poi sapere costantemente che dovevi fare tante assenze a scuola perché le gare, gli allenamenti comunque ti portano via del tempo. E purtroppo non sempre gli insegnanti erano così comprensivi di quest’aspetto così importante della mia vita. Ma in realtà i sacrifici più grossi li hanno fatti i miei genitori perché mi hanno sempre accompagnato da una parte all’altra d’Italia per le varie gare, dandomi sempre tanto sostegno e tanta forza. E’ a loro che devo quello che sono diventato oggi. Mio padre è e resterà sempre il mio modello di riferimento”.

Quanti anni avevi la prima volta che hai scoperto il mondo dell’acqua?

“Avevo cinque anni, e come mi sono buttato nell’acqua è stato un colpo di fulmine. Mi sentivo benissimo e poi mi piaceva giocare con i miei amici. Dopo un anno circa sono entrato nell’agonismo e da lì ogni cosa è arrivata naturalmente. Quando ero piccolo non pensavo alle vittorie o ai traguardi da raggiungere. Lo facevo perché mi piaceva, punto e basta”.

E l’impatto con il mondo dei grandi atleti che impatto ha avuto su di te?

“Bé sinceramente ci sono stati dei momenti difficili, soprattutto quando entri in un mondo in cui vedi che tutti gli atleti sono grandi, magari dei super campioni e tu invece ti senti piccolo piccolo. In quei momenti hai bisogno di qualcuno che ti stia vicino, ti supporti e io in questo devo ringraziare Filippo Magnini che mi è stato molto accanto.  Poi altri momenti particolarmente difficili li ho vissuti nelle gare in cui non riuscivo a vincere perché magari Luca Dotto era più forte. Ma erano cose  passeggere, poi capivo che non dovevo arrendermi”.

Qual’é il momento più bello che ricordi del tuo giovane percorso professionale?

“In realtà i momenti più belli sono due. Il primo quando ho realizzato il primo record italiano a Riccione nel 2009. E poi quando ho vinto il mondiale juniores del 2008 in Messico, dove registrai il record mondiale, piazzandomi primo.  Non li dimenticherò mai, perché l’emozione provata in quei momenti è stata indescrivibile, davvero enorme. Però per completare il percorso del tutto vorrei riuscire a partecipare e a vincere una medaglia alle olimpiadi. Sarebbe fantastico”.

Pensando ad un bimbo che inizia ora a nuotare o a un ragazzo che decide di fare del nuoto la sua vita, cosa gli consiglieresti?

“Al bambino direi semplicemente di divertirsi, che è solo un gioco e che poi ogni cosa verrà naturalmente se deciderà di voler continuare a nuotare anche da grande. Al ragazzo invece direi di tenere duro, perché nel mondo del nuoto non è facile, si passano dei momenti difficili. L’importante è ascoltarsi dentro e sentire se c’è un fuoco che arde. Anzi no, capire se dentro ci sono tante bollicine. Se se le sente, allora significa che è amore”