Mario Monti ospite di Bruno Vespa a Porta a porta

Doveva essere la manovra del rigore, dell’equità e dello sviluppo. Ma dei tre elementi del mantra montiano al momento resta solo il rigore, a gravare su Iva, pensioni e carburanti. Si aggiunge invece il caos, nella ridda incontrollata di annunci e smentite di emendamenti. Di certo, il dato che emerge ad ora è che la maggior parte delle novità previste dalla prima stesura del decreto – quella firmata dal presidente Napolitano – viene procrastinata di uno o due anni e messa in carico a successivi interventi legislativi: licenze dei taxi escluse dalle liberalizzazioni che vengono prima rimandate ad un nuovo provvedimento del governo poi reinserite negli emendamenti a tarda sera, gettoni di presenza salvi per i consiglieri di circoscrizione (diventeranno ruoli onorifici solo al prossimo rinnovo). E soprattutto nessun taglio agli stipendi dei politici che non saranno inseriti nel decreto ma verranno affidati alla gestione di ciascuna camera sulla base dei risultati dell’ormai famigerata commissione Giovannini.

E’ durato invece per quasi mezza giornata il giallo sugli emendamenti a Imu e pensioni: attesi alle otto e trenta, rinviati alle dieci, gli emendamenti sono stati presentati solo dopo le cinque del pomeriggio, dopo un confronto tra il presidente del Consiglio e i partiti. L’emendamento dovrebbe sostituire il prelievo dell’1,5% sui patrimoni scudati con una imposta di bollo annuale: dell’1% nel 2012 e nel 2013 e dello 0,4% negli anni successivi. L’imposta di bollo sui capitali scudati garantirà un gettito di 1,461 miliardi nel 2012 e 1,461 mld nel 2013. Prevista l’imposta anche per il 2014, anno in cui il gettito dovrebbe essere di 559 milioni di euro. L’indicizzazione delle pensioni sarà invece estesa a tutte le pensioni fino a tre volte la minima, almeno per il 2012. Sull’Imu arriverà un’esenzione di 170/200 euro più 50 euro a figlio fino ad un massimo di 400 euro di detrazioni. Allo studio anche una tassa per chi vuole mantenere il segreto bancario.

Ma sui tempi per la conclusione dei lavori delle commissioni si è aperto lo scontro. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte, ha fatto sapere “che ci sono stati contatti informali e c’è stata la disponibilità a prorogare l’inizio della discussione generale di domani”. Il nodo da sbloccare è quello delle liberalizzazioni, in particolare quello sulla vendita dei farmaci: il Pdl vorrebbe attenuarle, il Pd al contrario preme per una sua accentuazione. Una sorta di veto incrociato che ha immobilizzato per ore il lavoro delle commissioni e che porterà, con ogni probabilità, ad un voto di fiducia, autorizzato oggi pomeriggio dal consiglio dei ministri. Ma contro l’ipotesi di un rallentamento dell’iter parlamentare si è schierato con durezza il presidente della Camera Gianfranco Fini: “Non ho alcuna intenzione di differire ulteriormente” la discussione della manovra in Aula: “Doveva andare oggi, è stata differita ma domani mattina sarà in Aula”, ha detto. Fini è tornato anche sulle indennità parlamentari, promettendo che “i tagli arriveranno a gennaio”  e riguarderanno “anche i parlamentari eletti in questa legislatura”. Il ministro della Salute, Balduzzi, ha assicurato in ogni caso che “non ci saranno passi indietro sui farmaci”.

Ecco nel dettaglio le altre principali variazioni previste dagli emendamenti

Contributo di solidarietà per pensioni d’oro. Arriva un contributo sulle pensioni d’oro: l’emendamento del governo fissa un prelievo del 15%  “per la parte eccedente 200.000 euro”.

I consigli provinciali Cambio dell’ultim’ora nella norma che dovrebbe svuotare le province delle funzioni (e dei costi): scadranno alla loro scadenza naturale (e non entro il 31 marzo 2013 come previsto da un emendamento del Governo). Mentre per quelle che vanno a scadere successivamente non si andrà ad elezioni ma arriverà un commissario in attesa di un intervento complessivo. E’ una delle ultime modifiche approvate.

I tagli agli stipendi dei parlamentari competono all’iniziativa, “immediata” si dice nel nuovo testo, del Parlamento. E’ l’emendamento del governo alla manovra a correggere così la norma prevista all’articolo 23, comma 7, della precedente stesura della manovra, dove si stabiliva che, nel caso in cui la commissione governativa per il livellamento retributivo Italia-Europa non avesse provveduto, entro il 31 dicembre 2011, all’individuazione della media dei trattamenti economici europei dei “titolari di cariche elettive e di incarichi di vertice delle pubbliche amministrazioni”, sarebbe stato proprio l’esecutivo a provvedere “con apposito provvedimento d’urgenza”. Invece saranno sì governo e Parlamento ad assumere iniziative ma “ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni”. Le iniziative, si legge sempre nel testo, sono qualificate “immediate” e questo è l’unico riferimento a carattere temporale sui tagli degli stipendi dei parlamentari. Del resto, ha spiegato il presidente dell’Istat Enrico Giovannini “nella legge che ad agosto ha istituito la commissione che io presiedo, c’è un ultimo comma, che forse qualcuno ha dimenticato, che dice che i risultati della commissione si applicano per i parlamentari a partire dalla prossima legislatura, mentre per i dirigenti pubblici dalle nuove nomine”.

Estratti conto. Prevista esenzione fino a 5000 euro per l’imposta di bollo sugli estratti conto. “Se il cliente è persona fisica – dice il testo – l’imposta non è dovuta quando il valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti e dai libretti è complessivamente non superiore a euro 5.000”. La ‘tassa’ sarà dovuta “per ogni esemplare con periodicità annuale”. Si prevede anche un’imposta dell’1 per mille (2012) e dell’1,5 a decorrere dal 2013 per le comunicazioni alla clientela relative ai prodotti e agli strumenti finanziari (anche non soggetti ad obbligo di deposito) esclusi fondi pensione e i fondi sanitari.

Stipendi pubbliche amministrazioni. Nella manovra arriva un tetto al trattamento economico dei manager pubblici. Si stabilisce come parametro massimo lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione e nell’applicazione della norma si tiene conto di tutte le somme cumulate da uno stesso soggetto, se provenienti da uno stesso organismo o da più enti, o se frutto di più incarichi nel corso dell’anno. Si stabilisce inoltre che i magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, nonché gli avvocati e i procuratori dello Stato che sono chiamati, conservando il trattamento economico riconosciuto dall’amministrazione di appartenenza, all’esercizio delle funzioni direttive, dirigenziali o equiparate, anche se fuori ruolo e in aspettativa, presso ministeri o enti pubblici nazionali, comprese le autorità indipendenti, “non possono ricevere a titolo di retribuzione o di indennità per l’incarico ricoperto, o anche soltanto per il rimborso delle spese, più del 25 per cento dell’ammontare complessivo del trattamento economico percepito”. Le risorse cosi’ ricavate sono “annualmente versate al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato”.

Liberalizzazioni. ”Il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea” viene escluso “dall’ambito di applicazione” dalle misure di liberalizzazione delle attività economiche previste dall’articolo 34 della manovra. Il processo di liberalizzazione potrebbe però interessare, “entro sei mesi dalla entrata in vigore” della manovra, i servizi di mobilità urbana, dunque anche i taxi, nell’ambito delle più ampie “disposizioni volte a realizzare una compiuta liberalizzazione e una efficiente regolazione nel settore dei trasporti e dell’accesso alle relative infrastrutture”. Lo prevede un emendamento del governo nel quale si sceglie una dizione più ampia (“settore dei trasporti”) rispetto a quella precedente che indicava per il futuro processo di liberalizzazione solo il “settore ferroviario, aereo e marittimo”.

Pensioni d’anzianità. Le pensioni d’anzianità contributiva maturate prima del primo gennaio 2012 subiranno una riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’eta’ minima di 62 anni. Penalizzazione che arriverà al 2% per ogni anno di ulteriore anticipo rispetto a due anni. Lo prevede l’emendamento alla manovra presentato dal governo nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.

Tema caldo anche quello delle parafarmacie. Secondo le associazioni di categoria (Forum nazionale parafarmacie, Anpi e dal Mnlf in rappresentanza dei farmacisti non titolari) “in queste ore migliaia di fax stanno raggiungendo il presidente del Consiglio Mario Monti per chiedergli di non cedere alle pressioni delle corporazioni, in primis la lobby dei farmacisti titolari” affinché il governo non torni indietro sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli distribuiti con ricetta medica. Contro la liberalizzazione della vendita dei farmaci di Fascia C, in compenso, l’associazione dei farmacisti ha già preannunciato una serrata di protesta.

Ridotto a 64 il numero dei componenti del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Lo stabilisce un emendamento dei relatori, Pier Paolo Baretta e Maurizio Leo, alla manovra. Il decreto stabiliva già una sforbiciata al numero dei componenti del Cnel, portandolo da 111 (più il presidente) a 68. Ora i relatori limano ulteriormente tale cifra sino a 64.

Immobili all’estero. Un’imposta dello 0,76% del valore sugli immobili all’estero. E’ quanto prevede l’emendamento del Governo appena depositato in Commissione alla Camera. La proposta istituisce anche dall’anno in corso un’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero dei residenti in Italia.

Contributi lavoratori autonomi. Salgono le aliquote dei contributi previdenziali che i lavoratori autonomi dovranno versare. Il prossimo anno dovranno incrementare l’aliquota di 1,3 punti percentuali, gli anni successivi di 0,45 punti, fino ad arrivare al 24%. Lo prevede l’emendamento depositato dal governo nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. La manovra prevedeva un incremento di 0,3 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 22 per cento. Aumentano i contributi anche pensionistici per artigiani e commercianti: fino ad arrivare nel 2018 al 24%