“Siamo Anonymous. Siamo una legione. Non perdoniamo. Non dimentichiamo”. E’ il loro motto, che sottintende l’assenza di un leader e di una struttura organizzata. Si nascondono dietro la maschera di Guy Fawkes, la stessa di “V per vendetta” e secondo alcuni studiosi gli hacker di Anonymous sarebbero pronti a sbarcare in politica. Sabato 17 dicembre hanno lanciato la loro Operation Horizon, una giornata manifesto internazionale in cui chiedono ai loro attivisti, al movimento di Occupy e ai cittadini “marciare in un giorno di solidarietà e memoria”.

Una data che coincide con tre eventi chiave: il 17 dicembre infatti ricorre il primo anniversario dalla morte di Mohamed Bouazizi, il commerciante tunisino che si è immolato e ha dato inizio alle rivoluzioni del Maghreb. Ma non solo. Sabato saranno passati tre mesi dall’inizio del movimento Occupy, nato con Wall Street il 17 settembre, e sarà anche il 24esimo compleanno di Bradley Manning, il soldato americano accusato di avere trasmesso documenti riservati a Wikileaks. Tre eventi fra loro collegati: alcuni cable pubblicati da Julian Assange hanno provato la corruzione del regime di Tunisi, detonatore della primavera araba per il Nordafrica e degli Indignati europei contro la crisi economica. Noti per utilizzare gli attacchi informatici a favore del dissenso e dell’opposizione, come hanno fatto in passato contro Scientology e la sicurezza informatica americana con Operation Horizon il gruppo di Anonymous potrebbe fissare un altro tassello per la sua legittimazione politica, peraltro già garantita dal Primo emendamento della Costituzione americana.

A ribadirlo è stata una sentenza della Corte Suprema di New York dello scorso 15 novembre in cui, in relazione all’occupazione di Zuccotti Park, emergeva la tutela dell’anonimato da parte della legge anche nei casi di manifestazioni di dissenso che, tuttavia, non escludeva la responsabilità politica dell’azione. Un riconoscimento che pone le basi per la formazione di una eventuale agenda anche se, come ha osservato Gabriella Coleman, studiosa di antropologia dei digital media della New York University, in questo caso Anonymous dovrebbe trovare una sintesi tra la comunità hacker, acefala e promotrice del libero flusso di dati e informazione, e gli attivisti che intendono stilare un programma condiviso.

Sono più scettici invece i due autori francesi di “Anonymous” (Fyp éditions), saggio scritto a quattro mani da Frédéric Bardeau e Nicolas Danet che approfondisce le radici della credibilità pubblica di un gruppo autodefinito e senza confini geografici che rifiuta per sua natura una struttura centralizzata. Anonymous, secondo i due autori, è un movimento che sia nel mondo virtuale, attraverso gli attacchi informatici, sia in quello reale, con i contributi a Occupy, intende destabilizzare le elite politiche ed economiche che condizionano la democrazia e soffocano alcune fasce della popolazione. La loro azione mira a riappropriarsi dello spazio su Internet e nelle piazze, ma è difficile prevederne l’evoluzione. “Anonymous è già in politica, senza iscritti e senza tessere. E senza dover chiedere permessi a nessuno – spiega Danet. – Non c’è un leader con cui negoziare anche se l’esempio del Pirate Party, che ha conquistato 15 seggi nel Parlamento di Berlino, dimostra che la cybercultura sta entrando come forza rappresentativa nelle nostre democrazie”, aggiunge l’autore, che sottolinea anche le aspettative intorno al 17 dicembre. “Il 5 novembre, ovvero il giorno della congiura delle polveri di Guy Fawkes, simbolo e maschera del movimento, Anonymous aveva lanciato Operation Facebook per distruggere il social media. Eppure non è successo niente. E potrebbe accadere lo stesso il 17 dicembre, mentre sale inutilmente la tensione mediatica”. L’unico interesse di Anonymous in politica, prosegue Frédéric Bardeau, “è quello di fare pressione sui partiti di sinistra per la trasparenza dei dati pubblici e la tutela della libertà d’espressione, coinvolgendo la società civile sulla mobilitazione per la Tobin tax, l’annullamento del debito e contro la finanza offshore, ad esempio. Ma il movimento oggi non può strutturarsi né formalmente né a livello istituzionale”.

Nessun orizzonte definito per gli hacker anonimi. Ma l’operazione di sabato, tra il ricordo di Bouazizi e il compleanno di Manning, ripropone il dibattito sull’influenza della cybercultura nelle nostre democrazie.