Ci sono luoghi che hanno un afflato particolare. Questi luoghi si caratterizzano e hanno uno “spirito” per ciò che rappresentano e per chi li abita. Il genius loci, che tanto piace a letterati e filosofi d’ogni tempo. Ma se dovessimo cercare questo spirito nelle aule del potere? Il Senato, per esempio: qual è il significato di questo luogo delle istituzioni che dovrebbe rappresentare al suo massimo splendore il senso civico del nostro paese?

Beh, a dire il vero, la cronaca ci riserva una realtà che si associa meglio a una locanda malfamata, fumosa, piena di avventori impegnati a mangiare fette di mortadella all’aria, discorsi in lingue improbabili dove i congiuntivi sono belve rare e fantastiche, insulti e zuffe da bar sport… Eppure fra quelle mura vi hanno dimorato il fior fiore di uomini e donne delle istituzioni, politici avveduti e lungimiranti, costituenti e padri della patria, intellettuali di grande pregio.

Fra questi ultimi, in molti si lamentarono dell’inutilità del loro incarico, della mancanza di un’azione sociale, politica e culturale concreta. Come Leonardo Sciascia, che fu senatore, disse che il nostro paese «è il più governabile che esista al mondo: le sue capacità di adattamento e di assuefazione, di pazienza e persino di rassegnazione sono inesauribili». Aggiungendo che chi davvero è ingovernabile sono gli uomini che dovrebbero reggere il governo, «ingovernabili e ingovernati non dico soltanto nel senso dell’efficienza; intendo soprattutto nel senso di un’idea del governare, di una vita morale del governare». Era il 1979: più di trent’anni e non sentirli…

Un altro grande intellettuale italiano che ha vissuto fra le mura di Palazzo Madama è stato Paolo Volponi. Dirigente nell’azienda di quel rarissimo esemplare di umanità e utopia che fu Adriano Olivetti, scrittore fra i più rilevanti del Novecento, Volponi fu eletto al Senato nel 1983 con il Pci. E a lui, sì, riuscì finalmente di trovare e scorgere il genius loci di Palazzo Madama. Durante la sua permanenza in Senato colse il senso di quel luogo, la trama nascosta che ne regola i meccanismi e le attitudini: la presenza di un Senatore Segreto.

Fra un impegno e l’altro (i suoi discorsi parlamentari sono un esempio straordinario di passione civile e di eloquenza argomentativa), occupato a battersi contro il duopolio televisivo, contro la guerra del Golfo, contro i tagli alla scala mobile ecc., in quelle stesse carte intestate del Senato Volponi scriveva appunti che man mano prendevano la forma di un romanzo epistolare. Rimasto inedito per decenni, finalmente quel romanzo dal titolo Il Senatore Segreto vede oggi la luce (nel volume pubblicato dall’editore Ediesse: Paolo Volponi, Parlamenti, ben curato da Emanuele Zinato che ha raccolto non solo l’inedito in un’edizione impeccabile affidata a Sofia Pellegrin, ma anche i discorsi parlamentari dello scrittore).

Qui Volponi, che si sente una sorta di naufrago in quelle alte stanze, in pagine grottesche e parodistiche (che risulteranno poi meno caricaturali di quanto possano sembrare) immagina la presenza di questo Senatore Segreto immortale che, dalla monarchia a oggi, è misteriosamente apparso nelle quinte dell’aula per favorire trasformismi, maggioranze vili e corrotte. Così si mette a caccia delle sue tracce, disegnando un giallo storico-istituzionale di un’indubbia forza. «Credo che la presenza del Senatore Segreto sia un elemento storico, istituzionale e politico e che la sua clandestinità non sia metafisica e causale, ma deliberata e motivata». Aggirandosi fra i brutti arredamenti del Senato, quadri orrendi, “copie, croste, falsi” (ma «sotto questi quadri siedono e deambulano invece fior di belle ragazze e molto belle donne»), Volponi ha l’impressione di una persona, di lato, alle spalle, appena di fianco, dietro l’una o l’altra delle tende. «Mi sono immediatamente ricordato che molti senatori mi hanno detto di aver provato sempre la stessa impressione e che altri mi hanno raccontato che davvero uno c’è, vero, che circola e si nasconde, che non vuol farsi vedere. E che alcuni, nel corso delle varie legislature l’hanno affrontato; alzato d’improvviso entrambe le tende scoprendolo, vero, vivo, mortificato: sempre sottrattosi in silenzio».

La presenza di questo clandestino è certa: si avverte per il carico di fetore umido e animalesco, probabilmente si nasconde in un piccolo sottoscala repellente dove nemmeno gli addetti alla pulizia entrano per appoggiarvi i loro attrezzi: «Lì – mi dissi – c’è ancora l’aria e il cattivo spirito di Vittorio Emanuele II e di ogni altro sopraffattore abbia nei decenni adoperato questo Senato per far male all’Italia. Chissà quanti malvagi senatori hanno condotto giù per questi scalini i loro cattivi pensieri e le loro scorregge infettive».

E là, fra scorregge e malignità, si nasconde il Senatore Segreto, sempre pronto a uscir fuori «solo nei giorni delle grandi maggioranze, dei voti decisivi, quando può mischiarsi fra i folti gruppi di quelli che stanno uniti comunque dalla parte del potere». E se non è nel sottoscala fetido, allora va a dormire nel palco d’onore, «a strapazzare a suo comodo le poltrone di Pertini e della Iotti e che con orgoglio superiore e di vincitore ci si sdrai e vi sprofondi i tacchi delle proprie scarpe». Scarpe che sono «infette delle lordure secolari e maligne dei siti perduti e insepolti del Senato: quei siti che rendono pesante il respiro di questo organismo».

Come in un buon giallo, man mano che prosegue l’indagine di Volponi alla ricerca del Senatore Segreto, molte delle ipotesi investigative cadono e perdono fondamento. Eppure c’è la certezza unanime di una presenza sicura, «documentata quanto non identificata», di un soggetto in più. Ed è allora che si comprende e si svela il mistero. Volponi ci dice che «è giusto escludere la presenza di un Senatore Segreto storico, perenne, immortale», una sorta di ectoplasma risorgimentale maligno e corrotto pronto a mettersi al servizio delle peggiori viltà senatoriali del momento.

Ma aggiunge: «non mi pare altrettanto giusto eludere la presenza, l’ombra, la traccia, di tanti senatori viventi nel fiore degli anni, mortali, e tuttavia segretamente sicuri come immortali. Molti di questi agiscono come semidèi, impenetrabili e insindacabili, con un parere sempre solenne, sempre di autorità e di governo, sempre favorevole alla maggioranza dominante». Il Senatore Segreto esiste eccome: è quell’anonima figura abietta che è sempre esistita (e anzi oggi prospera come non mai, molto più che ai tempi di Volponi), quel Senatore vile e ignominioso, per nulla “onorevole”, pronto a vendersi alla maggioranza per interesse, indifferente al bene comune ma avido adepto dei bassi e meschini giochi di potere. Come scrive lo scrittore: «L’indispensabile ricorrente Senatore Segreto di maggioranza diventa allora una figura perenne e anche sacralmente segreta nel sigillo della sua funzione, tra quelle di maggior spicco nel Senato». Aveva davvero colto lo spirito del nostro Senato. E oggi, ahinoi, quello spirito è vivo più che mai.