Sono arrivati anche a Riccione gli uomini della Dia di Napoli per eseguire una serie di sequestri estesi a tutta Italia e dell’importo complesso di 100 milioni di euro. L’indagine è “Il principe e la (scheda) ballerina”, condotta dalla Dda di Napoli, quella che comprende anche l’ex sottosegretario Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, presidente della provincia di Napoli e parlamentare del Pdl, e dei 15 decreti di sequestro ce n’è anche per Flavio Pelliccioni, nato 55 anni fa a Monte Colombo, in provincia di Forlì, accusato dai pubblici ministeri di essere stato il broker al servizio del clan del casalesi.

Sono 4 i conti correnti a lui riconducibili congelati dagli investigatori e, oltre ai rapporti bancari, ci sono altrettante società. Due sono il Beach Cafè Srl che ha in gestione l’omonima discoteca sul lungomare D’Annunzio e la Tlc Communication, che ha sede sempre a Riccione. E fin qui si tratta di ragioni sociali per intero riconducibili al broker romagnolo.

A queste si devono aggiungere quindi quote di altre due aziende (in entrambi i casi, infatti, il sequestro ha riguardato solo la parte detenuta dall’uomo e non l’intera società). La prima è la Beach Paradise di Di Pelliccioni Flavio che, tra i suoi scopi sociali, elenca attrezzature per trasporto e la costruzione e la riparazione di barche. La seconda invece si chiama Daniela Srl, che gestisce un ristorante a poca distanza da discoteca e da azienda navale.

Per quanto riguarda poi altri beni legali all’indagine contro il clan dei casalesi, non è escluso che gli inquirenti napoletani possano concentrarsi anche su due aziende di San Marino, la Ifil Sa, un istituto finanziario della Repubblica del Titano, e la Dms Sa, acronimo di Drive Motorsport. In entrambi i casi, nell’inchiesta ci entrano per via di un’associazione in partecipazione stipulata tra la Ifil e Nicola Di Caterino, l’imprenditore del casertano a cui Pelliccioni avrebbe fornito una fideiussione falsa da 8 milioni di farsi concedere un affidamento bancario da Unicredit del valore di 5 milioni. Questo denaro doveva servire per l’acquisto del terreno su cui costruire un centro commerciale. La stessa associazione in partecipazione avrebbe coinvolto anche la Vian Srl (contratto esteso anche alla Dms), la società che il centro commerciale lo doveva edificare.

Intanto Pelliccioni, recluso nel carcere di Avellino e assistito dall’avvocato Alessandro Petrillo, è già stato sottoposto a interrogatorio di garanzia, durato 4 ore. L’imprenditore ha respinto le accuse che lo vogliono associato al clan dei casalesi e per sé avrebbe ritagliato un ruolo meno rilevante, “solo” quello del “truffatore”. E ha aggiunto: “Con la camorra e i suoi affari in Campania non niente a che vedere. Ho rifilato una fideiussione palesemente falsa a quello che mi era stato presentato come un ingegnere che era stato descritto come uno stimato imprenditore, Nicola Di Caterino”.