Parlano tra loro in libertà, sospettando talvolta di essere ascoltati (e lo dicono), ma non sembrano farsene un problema eccessivo. È esplicito il linguaggio che emerge dalle intercettazioni ambientali e telefoniche allegate agli atti del procedimento contro i 27 anarchici del centro sociale “Fuoriluogo” di Bologna, comparsi oggi davanti al gip Andrea Santucci per l’udienza preliminare, rinviata al 29 febbraio prossimo (nel frattempo nei giorni scorsi sono state revocate le misure restrittive a chi era stato arrestato, con l’eccezione di Maddalena Calore, 24 anni, veneta che vive nel ferrarese, per la quale rimane l’obbligo di residenza obbligatoria in provincia di Cagliari).

Accusati di associazione a delinquere aggravata dall’eversione, sono stati ascoltati a lungo e gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero della procura della Repubblica di Bologna Morena Plazzi, hanno coperto abitazioni private, luoghi di ritrovo e automobili, oltre a utente fisse e mobili. Gli argomenti sono i più vari. Per la maggior parte, al di là delle conversazioni ritenute penalmente rilevanti, si tratta di manifestazioni da organizzare (da quelle di stampo animalista ai presidi davanti ai centri di detenzione per immigrati) o coordinamento con altri gruppi, soprattutto nel centro nord (tra le località più citate compaiono Milano, Verona, Padova, Torino e la Val di Susa per la questione anti-Tav).

Ma poi ci sono conversazioni su tematiche specifiche in cui il contenuto, rispetto alle impostazioni ideologiche dei gruppi anarchici, sembra divergere. A premessa, va detto non tutti gli intercettati hanno cognizione di essere sotto controllo e le parole, depurate da toni e inflessioni determinate da ira, stanchezza o umorismo, possono assumere contorni diversi da quelli in origine contenuti. Ma si tratta comunque di uno spaccato di un mondo citato spesso nelle cronache politico-giudiziarie da cui emergono aspetti meno noti rispetto a quelli di solito raccontati.

Il rapporto con il femminismo. In tema di parità tra i sessi, le istanze femministe non sembrano poter prescindere dalla “lotta contro potere”, come “quello degli anni Sessanta [che] proprio voleva distruggere il sistema”. La situazione di oggi invece viene biasimata perché avrebbero perso la carica rivoluzionaria delle origini. La causa sarebbero “quelle coglione che diventano sbirre o militari e quelle non hanno capito un cazzo di liberazione, perché quelle sono oppresse, perché vogliono emulare l’uomo dominante, perché l’uomo maschio dominante bianco eterosessuale ha il potere e loro vogliono emulare il macho e quindi diventano poliziotte militari”.

Ci sono poi le “donne in carriera a capo delle multinazionali” tanto che si arriva, a loro opinione, a raggiungere l’obiettivo opposto, “di come il femminismo vada anche contro la donna [incomprensibile] e di come il femminismo radicale sia anche contro la donna al potere e contro l’uomo al potere, di tutti e due”.

Casapound e le considerazioni sull’estrema destra. In alcuni casi si parla degli scontri verificatisi a Bologna tra i militanti di Casapound e i centri sociali cittadini di sinistra. In altri, invece, si fa riferimento a presunte intimidazioni ricevute da coloro che vengono definiti “nazi”, giovani che in gruppi di 3 o 4 aspettano gli anarchici di notte e dalle auto li minaccerebbero di pestaggi.

Ma anche le questioni ideologiche della destra, parlamentare e soprattutto estrema, sono al centro delle conversazioni, come gli allarmi sicurezza rilanciati a più riprese. “Sì”, dicono in merito alcuni anarchici intercettati, “partono da delle cose reali in teoria nel senso, come dire… fanno leva su delle insicurezze che provengono da un’altra parte. Però ogni tanto l’insicurezza c’è, non è che non c’è… [omissis] chiaro l’operaio, che non sa più che cazzo far domani, in più ha fatto il mutuo per la macchina, per la casa… Vive una vita da insicuro questo… E allora la leva del… dalla destra che dice va be’, ma la colpa è degli immigrati che rubano posti di lavoro e per quello che… prende, non c’è un cazzo da fare”.

In genere, però, l’analisi dei discorsi della destra è subordinata all’avversione che si prova per i neofascisti, descritti in termini poco lusinghieri. “Quelli che rompono il cazzo di Casa Pound sono un tot di fighetti che se li vedi in giro non sembrano neanche…” e poi si aggiunge che sono “veramente infami” .

I militanti dell’estrema destra vengono timidamente rivalutati solo quando riescono ad alimentare lo scontro. “Questa assemblea dei Casapound”, dicono in proposito, “è proprio anti… […] D’altronde sono gli unici comunque che riescono a tenere un attimo di conflittualità… Gli altri proprio zero… Zero”.

Giornalisti e la stampa. Che siano articoli su carta, in rete o servizi televisivi, gli anarchici parlando tra loro dimostrano di seguire i resoconti che la stampa fa delle loro attività e delle indagini a cui alcuni sono sottoposti. A qualcuno viene affidato il compito di fare rassegne mentre altre consigliano letture e visioni (come una trasmissione di Rai2 su Ludwig, firma usata da Marco Furlan e Wolfgang Abel per rivendicare i crimini che commisero tra il 1977 e il 1984).

Quella dei giornalisti rimane una categoria poco amata dagli anarchici, che tuttavia vanno a cercare i reportage anche quando risulta loro difficile reperirli. “Non lo so, se uno di questi giornali ha l’articolo su Internet si fa prima, no?” si dicono e c’è chi risponde:

“Però… da copia e incollare no. C’è solo pdf”.

“Dici? Ah, si?”.

“Il Carlino così l’ho copiato”.

“E ma no. Quello [incomprensibile] Il Bologna, Il Domani che sono versioni… Il Carlino no”.

“Comunque l’ho detto già che la querela… insomma… cioè, l’ho scritto io (verosimilmente intende che ha diffuso la notizia della querela) quindi non so [incomprensibile] l’articolo… Poi vediamo, se qualcuno vuole farlo”.

Non si risparmiano poi invettive neanche per la stampa schierata, come accade per la testata bolognese Zero in Condotta. ““Bella figura Zic!”, si commenta. “Fra l’altro uno che è stato con loro (probabilmente proveniente dai movimenti di sinistra, ndr)! Quindi proprio la posizione da giornalista è… un nostro collaboratore che è stato con loro… Bello!”.

Gli arrestati. Quando qualcuno viene incarcerato o sottoposto ad arresti domiciliari – ma anche quando ci sono perquisizioni e sequestro di materiale, come per la planimetria del carcere di Verona o un manuale per costruire esplosivi – la notizia vola per sms o telefonate. E con la notizia i commenti: “I putei (i militanti veneti, ndr) invece di bere birra […] e fare cagate nei concerti […] è ora che imparino […] come si tengono certe cose in casa”. Tanto che nella stessa conversazione si dice anche: “Bisognerà fare un corso […] ai giovani […] di come stare al mondo”.

Sono sospettosi gli anarchici che parlano tra loro, temono che chi già si trova in carcere possa fornire informazioni agli investigatori per procedere con le indagini. “La polizia ha esasperato molto la situazione”, si legge in un riassunto delle conversazioni, “ma loro (ci si riferisce a tre arrestati a Milano in episodi diversi da quelli bolognesi e un paio di indagati, ndr) gli hanno dato una mano per l’arresto ”. Tanto che per altri ordini di custodia cautelare emessi nel tempo si sottolineano le “troppe coincidenze ” che accadono. “Erano seguiti”, si dice di alcuni compagni finiti in manette, “poi all’improvviso li hanno fermati, perquisito l’auto e portati con loro; la stessa sera hanno chiamato [altri] in questura per notificargli una cosa e gli hanno detto che erano stati revocati i domiciliari”.

Come ci si aspetterebbe, poi, oltre alle eventuali delazioni, rimangono gli agenti di polizia i responsabili, più dei magistrati, coloro che tendono “trappoloni” e, conversando, gli anarchici si danno conto del denaro che viene raccolto per perizie, difese e consulenze. Dunque, stante lo sforzo economico per aiutare i compagni in carcere, sembrano gradire poco chi dà loro l’impressione di  cavalcare lo stato di detenzione. In alcuni casi, senza celare il sarcasmo, si parla di “punti militanza” acquistati per ogni giorni di galera e c’è chi aggiunge: “Io ‘sta cosa che la gente quando va in carcere diventa superfigo la odio”.