Dopo l’intervento dei presidenti di Camera e Senato, costretti a smentire domenica che i tagli ai costi della politica saranno rinviati a data da destinarsi, oggi sono tornati in agenda le riduzioni dei privilegi della Casta. Il Partito Democratico si è “impegnato” affinché l’obiettivo sia raggiunto il prima possibile. Seguita dall’Italia dei Valori e da Futuro e Libertà mentre la Lega con Umberto Bossi frena: “Entro certi limiti si può intervenire, ma bisogna fare le cose seriamente non le baraccate”. Dal Pdl, invece, c’è solo l’invito a Gianfranco Fini e Renato Schifani a chiarire all’opinione pubblica la realtà, dice Luigi Vitali: “Far passare il concetto che gli onorevoli hanno retribuzioni stratosferiche, che non hanno mai fatto tagli alle loro indennità, che guadagnano molto di più dei loro colleghi europei e che, alla fine, non meritano il loro trattamento economico è francamente stucchevole e disdicevole”.

La manovra arriverà alla Camera un giorno dopo del previsto, come richiesto dalla commissione, cosi da avere più tempo per valutare eventual interventi.”Stiamo lavorando per dare un segno di equità alla manovra e definire le modalità tecniche e le coperture con cui finanziare interventi a favore delle classi sociali maggiormente colpite dalla crisi economica”, ha spiegato il capogruppo del Pd nella commissione Bilancio della Camera, Pierpaolo Baretta, relatore del dl Salva l’Italia. “In commissione – spiega – tutti i gruppi si sono espressi per introdurre maggiore equità alle norme del governo e domani mattina i relatori presenteranno alcune proposte tra cui, è molto probabile, l’intervento sulle pensioni e sull’Imu. C’è la nostra completa disponibilità politica, ma stiamo ancora verificando con il Governo i costi delle diverse soluzioni che potranno essere messe in campo”.

Per quanto riguarda gli stipendi dei deputati è Marina Sereni, vicepresidente del Pd, ad annunciare che ci saranno degli interventi per equipararli a quelli europei. “Bisogna rendere trasparente le cifre sull’uso di quelle risorse, bisogna giustificare le spese come in tutti gli altri paesi del mondo. Ci sono dei parlamenti in cui indichi il tuo assistente e te lo assumono fino alla fine della legislatura: ecco, io, personalmente, preferirei questo sistema, perché è più trasparente”. Il Parlamento “deve ridurre gli emolumenti dei parlamentare adeguandosi alla Maastricht europea, alla media europea. Questo dovrebbe valere per tutti quelli che hanno dei buoni stipendi”, ha detto Sereni.

Antonio Di Pietro invita il Parlamento a introdurre “un emendamento al decreto Monti per ridurre gli emolumenti di deputati e senatori”. Secondo il leader dell’Idv questo sarebbe un metodo più “sicuro” perchè garantirebbe i tagli in pochi giorni. In ogni caso per l’ex pm è stato un errore della politica non decurtare gli stipendi dei parlamentari prima che la manovra venisse varata, “per dare il buon esempio agli italiani sui quali è piovuta la mazzata del governo”. In linea anche Giuseppe Consolo di Futuro e Libertà: “Nessun dubbio sulla necessita’ di tagli agli stipendi dei parlamentari: la politica deve dare l’esempio perché è passione e servizio al Paese, non un mestiere”.