E’ iniziato questa mattina, di fronte alla Corte d’appello di Bologna, il processo di secondo grado ai 15 imputati già condannati a Parma (nel dicembre del 2010) per il crac della Parmalat di Calisto Tanzi.

Oltre all’ex patron, condannato in primo grado a 18 anni, tra gli altri hanno presentato appello l’ex direttore finanziario Fausto Tonna (condannato a 14 anni), il fratello di Tanzi Giovanni (10 anni e 6 mesi), Domenico Barili (8 anni), ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio, Luciano Silingardi (6 anni), commercialista amico di Tanzi, ex consigliere indipendente di Parmalat Finanziaria, nonché ex presidente della Fondazione Cariparma, Giovanni Bonici (5 anni), numero uno di Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat, la società “cassonetto” del gruppo che serviva a far sparire i debiti e a riequilibrare i bilanci dissestati.

E poi ci sono gli ex dirigenti, sindaci e componenti del Cda Parmalat: Paolo Sciumè (5 anni e 4 mesi), Camillo Florini (5 anni), Davide Fratta (4 anni), Rosario Lucio Calogero (5 anni e 4 mesi), Mario Mutti (5 anni e 4 mesi), Enrico Barachini (4 anni), Giuliano Panizzi (4 anni), Sergio Erede (1 anno e 6 mesi).

Anche se Tanzi, come previsto, non si è presentato in aula per motivi di salute. Presenti invece gli imputati Silingardi, Fratta e Barilli. I difensori dell’ex patron Parmalat hanno chiesto una perizia medica collegiale entro la fine della prossima settimana per far ottenere al proprio assistito gli arresti domiciliari.

Lo scorso novembre i giudici della terza sezione penale della Corte d’appello di Bologna avevano rigettato il ricorso presentato dai difensori degli imputati per la sospensione della provvisionale immediatamente esecutiva stabilita dal tribunale di Parma con la sentenza di primo grado. Tutti, eccetto Sergio Erede (cui non era contestato il concorso in bancarotta fraudolenta), hanno provato a opporsi alla provvisionale da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e ai 35 milioni dovuti allo stesso titolo alle circa 34 mila parti civili (risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio) costituite in giudizio. Ma gli imputati si sono rassegnarsi a pagare: per i giudici bolognesi, la cifra è da ritenersi “decisamente prudenziale” rispetto all’entità del danno. Il problema resta trovare i beni su cui le parti civili potranno rivalersi, dato che il presunto tesoro di Calisto Tanzi non è ancora stato trovato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica della provvisionale.