Dopo aver patito il ventennio (o quasi) del gerontotelecratico di Arcorappio avremmo accolto a braccia aperte e con sollievo pure Fonzie a capo del Governo. Figuriamoci uno con la statura e il profilo di Monti, che certamente ci ha ridonato in poco tempo credibilità e prestigio dinanzi al mondo. Ma a quale costo? E soprattutto, la cosiddetta “manovra salva Italia” era l’unica soluzione possibile? Nutro seri dubbi.

Il presidente del Consiglio ha indorato la manovra recitando un mantra: riforme necessarie, strutturali, eque, a tutela dei giovani e delle donne, pareggio del bilancio anticipato, lotta all’evasione fiscale, tagli dei costi della politica.

Il mantra recitato con tono autorevole e perentorio non corrisponde ai contenuti.

La gravità del momento imponeva un metodo catartico non colto e, anzi, l’occasione ha creato ulteriore iniquità e ha aumentato la forbice tra chi domina questo Paese, con privilegi illegittimi e inaccettabili, e il resto della popolazione.

Un’altra manovra è possibile, perché un altro mondo è possibile. Si sta fallendo proprio sul presupposto fondante la manovra: la visione del futuro.

Intanto la manovra è palesemente recessiva (ribadito oggi, Corriere della Sera, editoriale di Alesina e Giavazzi) e dunque dannosa.

Poi a parte la riforma strutturale delle pensioni ma con l’iniquo blocco dell’indicizzazione delle pensioni, dove sono le riforme strutturali?

La riforma della giustizia è una riforma strutturale necessaria perché senza la tutela effettiva e celere dei diritti non v’è democrazia. Non si vogliono riformare la magistratura, l’avvocatura, il processo civile, l’impianto amministrativo e l’organizzazione degli uffici giudiziari.

La riforma del fisco è una riforma necessaria perché senza un fisco equo, rigoroso e infallibile non v’è equità e non si impedisce l’evasione fiscale! Una riforma che preveda la deducibilità di tutte le spese impone ai contribuenti di farsi garanti dell’evasione. Aliquote più basse e un’Agenzia delle Entrate che risponda di tutte le pretese illegittime. Un Testo Unico moderno e chiaro, non un’accozzaglia obsoleta e incomprensibile. Il reato severo per chiunque evade. Non uno Stato di Polizia con l’Agenzia delle Entrate trasformata nella stasi.

La riforma della scuola, dell’Università e della ricerca scientifica, fondata sul merito e sullo sviluppo intellettuale di questo Paese.

La riforma della Difesa spiegando che un Paese sull’orlo del fallimento non può investire in armi! Un taglio drastico alle spese militari che vale una manovra intera. Un segnale importante al resto del mondo: noi investiamo in sviluppo intellettuale, sociale e non nella “guerra”, voi che fate? Così si sogna e si costruisce un mondo migliore, caro premier bocconiano.

La riforma delle telecomunicazioni, mettendo fine a una grave anomalia tutta italiana che legittima un duopolio che condiziona le menti delle persone e il voto popolare. Dov’è l’equità se si omette di monetizzare l’asta delle frequenze Tv che in paesi a noi vicini ha fruttato qualche miliardo di euro e che Mr. B. ha deciso che sia gratuita nell’intento di aumentare i suoi privilegi?

La manovra è sfacciatamente filo-bancaria posto che si obbligano migliaia di risparmiatori e pensionati ad aprire conti correnti (quante centinaia di milioni doneremo alle banche?) ma da un Governo composto da eminenti personalità “bancarie” certo non potevamo aspettarci di meglio.

La tutela dei giovani e delle donne dove è riposta? Tutelarli significa offrirgli un mondo migliore, con una visione positiva e diversa del futuro, incentivandoli a inserirsi nel mondo del lavoro o rafforzandone la presenza, eliminando le disparità. La manovra fa l’opposto: li grava di tasse, non li incentiva se non a lasciare questo Paese, incapace di sognare.

Un cambio di rotta originale (rispetto alla melassa degli ultimi decenni) sarebbe stato quello di comprendere – e raccontare a tutti noi – che questo Paese ha una grande, inestimabile ricchezza: la bellezza, l’arte, la cultura. Centrare quindi ogni politica di “sviluppo” su di essa. Rendere virtuoso il Ministero dei Beni Culturali, virtuosi i Comuni e le Regioni, organizzare un’industria (a impatto zero) altamente produttiva, economicamente vincente, capace di attrarre milioni di “consumatori” da tutto il mondo del nostro patrimonio culturale e artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Innanzitutto salvaguardandolo. Spiegando a tutte le imprese che il Paese ha già una sua vocazione naturale e che d’ora in poi questo sarà il nostro progetto per il futuro, e che si sosterrà ed incentiverà.

Ma, come scrisse Jacopo Fo qualche giorno fa, poi mi sono svegliato… e ho visto i Monti innevati.