Il decreto “Salva Italia” presentato dal presidente Monti ha innanzitutto il pregio di essere costruito su ipotesi serie e non su variabili ipotetiche: presunte entrate future, condoni o misure del tipo di quelle che Tremonti ci aveva abituato a trovare negli anni passati.

Va detto che si otterrebbe una riduzione dell’indebitamento netto dello Stato di circa 20 miliardi di euro all’anno per il 2012, 2013 e 2014. Larga parte della correzione però è costituita da maggiori entrate (tasse).

Sul fronte della spesa l’aggiustamento è rappresentato dalle misure sulle pensioni.

E’ una manovra che indica la volontà del governo di rassicurare i mercati e di riequilibrare i conti pubblici.

La riforma delle pensioni è la misura che più ha sollevato critiche, ma invece penso che fosse necessaria. L’estensione del metodo contribuitivo pro-rata a tutti i lavoratori collega i benefici pensionistici ai contributi versati e quindi riduce le disparità tra lavoratori più anziani e lavoratori più giovani.

L’allungamento della vita media e l’invecchiamento particolarmente intenso della popolazione in Italia rendevano indispensabile un aggiustamento del regime pensionistico. I cambiamenti del sistema di pensionamento di anzianità vanno nella giusta direzione.

Va chiarito naturalmente che questa deve essere l’ultima riforma pensionistica che verrà fatta in Italia per un lungo arco di tempo. Non è possibile avere una riforma ogni cinque anni. Si deve dare certezza a tutti i cittadini, anche perché l’incertezza si traduce in minori consumi, e quindi in minore domanda.

Rimangono aperte alcune questioni delicate e cruciali. Molti giovani sperimentano percorsi lavorativi frammentati, con periodi di lavoro che sono seguiti da periodi di uscita dal mercato del lavoro. Lavoro e disoccupazione si susseguono nella vita di molti giovani e questo si tradurrà in pensioni molto basse.

E’ necessario allora riformare anche il mercato del lavoro per garantire ai giovani percorsi meno precari e più equi. Si tratta di rivedere le regole del mercato del lavoro e di costruire un sistema di ammortizzatori sociali e di previdenza complementare che diano tutele soprattutto ai giovani.

Questo è ciò che deve essere fatto al più presto.

La manovra ripristina un’imposta sugli immobili che non sarà leggera. Ma è giusto trasferire carico fiscale dai redditi e dalle imprese alle “cose”, cioè agli immobili innanzitutto. Ricordiamo del resto che è vero che la casa è il frutto, spesso, di anni di risparmi, ma che circa il 25 per cento delle famiglie italiane non è stato in condizione di acquistare neanche un’abitazione e vive in affitto. Se le tasse sono tutte sul reddito e non sui patrimoni, si finisce per dover gravare ancora di più sui redditi di chi non è ricco abbastanza da poter comprare una casa.

La manovra però fa crescere la pressione fiscale al 45 per cento del Pil, un livello davvero elevato.

Cosa si poteva fare?

Forse si poteva vendere qualcosa del patrimonio pubblico.

Ma va detto che altre misure richiedono tempi medio-lunghi: la lotta all’evasione fiscale non può essere realizzata dall’oggi al domani, serve volontà di azione e predisporre una serie di mezzi (ad esempio, si doveva immaginare di chiedere ai professionisti un conto corrente dedicato, di rendere pubblico il registro dei fornitori, consentire forme di sgravio a chi allega una serie di fatture e ricevute per spese sostenute, servono controlli incrociati). Sui capitali scudati ho impressione che non si potrà ricavare molto: gran parte di quei capitali sono rientrati e già riusciti mediante società di comodo, Tremonti del resto aveva assicurato l’anonimato a chi voleva usufruire dello scudo fiscale, e quindi non ci sorprenderemo se scopriremo che non si ha nessuno “scudato” da colpire ancora.

Va avviato un piano organico invece di contenimento della spesa pubblica primaria. Ma se non si vuole tagliare la spesa pubblica in modo indiscriminato (come faceva Tremonti, invece) si deve approntare una Spending Review: ossia una attenta analisi, capitolo per capitolo, di dove sono annidati gli sprechi, di come si possono ottenre risparmi e così via. Non è un’azione di pochi giorni. Si tratta ad esempio di ridurre le duplicazioni derivanti dal fatto che in Italia ci sono troppe polizie (carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia locale, guardia costiera, polizia penitenziaria, guardia forestale). Oppure si tratta di accorpare i comuni, eliminando ad esempio tutti quelli sotto i 5.000 abitanti. Si potrebbe decidere di chiudere le ambasciate italiane nei paesi dell’Unione europea, visto che siamo in un’area comune. Si potrebbe decidere di aggregare le Regioni e passare da venti a 6 o 7 regioni al massimo e così via.

Sulle liberalizzazioni avremmo voluto più forza. In particolare ci aspettavamo un provvedimento sui servizi pubblici locali, che sono il vero problema in molti settori a rete.

La manovra non è forse la manovra migliore in assoluto che si poteva immaginare, ma nel complesso va salutata come una manovra seria.