Il ministro Passera ha nominato quale suo inviato per Iraq ed Afghanistan l’ex ministro Romani. L’onorevole Casini ed altri hanno apprezzato questa decisione perchè sarebbe un gesto di pacificazione e di positiva continuità. Pensiamo l’esatto opposto, in ogni caso mai come in questo caso ogni forma di continuità, anche solo simbolica, andava evitata in generale e, ancor più in questo contesto.

Non ci interessa sapere cosa andrà a fare Romani da quelle parti, sicuramente sappiamo che la non asta sulle frequenze l’ha voluta lui che ha partecipato attivamente alla caccia contro gli autori e i programmi che sono stati espulsi dalla Rai, anzi persino in queste ore si sta interessando ai futuri assetti del Tg1. Per tutte queste ragioni sarebbe stata “cosa buona e giusta” evitare qualsiasi continuità e di qualsiasi tipo, ma forse il ministro ha voluto o dovuto fare il ragionamento esattamente opposto.

A questo punto il governo, senza perdere altro tempo ha il dovere politico ed etico di dire in modo pubblico e comprensibile chi non vuole l’asta per assegnare le frequenze. È Berlusconi che ha messo un veto o il medesimo governo che, all’atto della sua formazione, ha assunto il solenne impegno a non sfiorare mai nulla che possa riguardare il conflitto di interessi?

Meglio dirlo subito, finirla con la farsa del “Stiamo studiando il dossier”. Meglio una brutale chiarezza che una continua simulazione. Ciascuno si assuma la sua responsabilità, senza nascondersi dietro un dito, fosse anche un dito professorale. Naturalmente se le frequenze dovessero essere regalate ai soliti noti, sarà poi difficile  spiegare a tutti gli altri che invece dovranno partecipare all’asta a pagamento sulle loro…pensioni.