L'occhiolino del difensore della Dinamo, Vida, all'attaccante del Lione, Gomis, dopo l'ennesimo gol subito

La fase dei gruppi di qualificazione della Champions League si chiude con il botto. Che non arriva, o almeno non soltanto, dallo spettacolo offerto dai giocatori in campo, bensì da quanto accaduto in Croazia. L’attenzione degli addetti ai lavori, infatti, si è concentrata su Dinamo Zagabria – Olympique Lione, conclusasi 7 a 1 per i francesi, che proprio grazie a questo risultato ‘sorprendente’ si sono qualificati agli ottavi di finale, lasciando gli olandesi dell’Ajax – secondi a pari punti, ma con una differenza reti peggiore – a chiedersi se tutto sia andato per il verso giusto. Il sospetto, neanche a dirlo, è che ci sia stato un accordo ‘tacito’ tra croati e francesi per far qualificare questi ultimi. In altre parole, una presunta combine o, per dirla all’italiana, un ‘biscotto’.

Finché i referti redatti dagli arbitri non raggiungeranno la sede dell’Uefa non si potrà muovere un dito e meno che mai, come ha detto Platini (“credo nell’integrità della competizione. Bisogna stare attenti prima di accusare”), avanzare ipotesi maligne. Anche perché, ad onor del vero, la Dinamo Zagabria ha dimostrato di avere una difesa da brividi anche prima di giocare contro il Lione. I francesi, tuttavia, in cinque gare avevano realizzato solo 2 gol. E farne sette tutti in una volta (sei in appena mezz’ora) un po’ di curiosità la desta. In attesa di novità da Nyon – dove ha sede il quartier generale della massima istituzione del calcio europeo – sul web si fanno largo varie interpretazioni dell’accaduto.

Il quotidiano croato on line Net.hr parla di una baruffa che sarebbe nata nello spogliatoio della Dinamo nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo. I giocatori e il tecnico Jurcic (esonerato dopo l’imbarazzante sconfitta) avrebbero avuto da ridire in modo piuttosto concitato su quanto stava accadendo in campo. La notizia è stata ripresa dall’olandese De Telegraaf, che ha dato ampio risalto al licenziamento del tecnico della Dinamo al termine della partita. Lo stesso quotidiano ha anche dedicato qualche riga ad presunto assegno da 2,1 milioni di euro che avrebbe coperto la strada che separa Lione da Zagabria. Sulla vicenda, è intervenuto anche l’autorevole Le Monde, che ha riportato le dichiarazioni dei dirigenti del Lione (“ci difenderemo in ogni sede per affermare la nostra onestà sportiva”) e ha scherzato sul colpaccio della squadra francese, il cui exploit sarebbe dipeso da una fantomatica “pozione magica”. Detto delle questioni di campo, era necessario fare luce anche sui movimenti delle scommesse. Le autorità competenti dicono di non avere rilevato alcunché. Tutto, quindi, rientra nella “normalità”. Almeno fino a prova contraria.

Eppure il sospetto rimane, ma nel calcio non è una novità. In Italia, ad esempio, i ‘biscotti’ hanno il sapore della primavera, nel senso che escono dal ‘forno della Serie A’ in occasione delle ultime partite del campionato, quando stimoli e situazioni di classifica opposti producono risultati al limite della logica. Questi ultimi, tuttavia, muovono la classifica e decidono i trionfi o le amarezze di alcune società. Ma senza prove non si fa nulla: tutto passa in cavalleria senza lasciare troppe tracce. Almeno fino a quando il rumore non è così forte che entra in campo la giustizia. Vedi i movimenti sotto banco che avvennero nella stagione 1979-’80 e che coinvolsero numerosi calciatori e squadre di serie A, i quali in cambio di denaro truccavano le gare di campionato per sbancare il mercato clandestino delle scommesse. Trentuno anni dopo, la replica. Con lo scandalo del calcio 2011. Si ripete il canovaccio. Giocatori che mettono a disposizione la propria faccia per intascare qualche euro in più e fare felici gli scommettitori amici e criminali.

Come l’ultimo turno della Champions conferma, però, il biscotto non è un fenomeno tutto italiano. Il caso internazionale forse più noto risale al Mondiale del 1978. Nell’Argentina del generalissimo Videla, la squadra di casa non poteva non raggiungere la vetta più alta: ne andava della gloria del regime. E allora, ecco il sospetto. Perché nella partita decisiva Kempes e soci strapazzano con un risultato tennistico il Perù (6 a 0) e volano in finale, ai danni del Brasile, che aveva chiuso il girone a pari punti, ma con una differenza reti peggiore. In pratica, una situazione molto simile a quella di Dinamo Zagabria-Lione. Anni dopo, però, si seppe che qualcosa non era andato per il verso giusto.

E cosa dire degli Europei del 2004, quando l’Italia venne eliminata dalla competizione grazie (si fa per dire) ad un pareggio tra i cugini di Danimarca e Svezia nell’incontro decisivo per il passaggio del turno? Gli azzurri superano la Bulgaria e le altre due, le quali sapevano che col pareggio sarebbero andate avanti entrambe, chiudono 2 a 2 (il gol del pari arriva all’89esimo, ndr) e vanno a braccetto ai quarti di finale. Trapattoni vorrebbe andare in sala stampa e regalare alla storia una delle sue famose sfuriate. Ma si trattiene. Ieri come oggi, tutto è regolare, almeno sulla carta.