La musica è finita, gli amici se ne vanno. Uno è già un ricordo. L’altro ha la Samsonite al piede. Noi siamo distrutti. Senza il Cavaliere e senza lo scudiero, che senso ha la nostra vita di critici sbertucciatori? Adesso ci tocca Mario Monti, lo stiamo studiando, ma non siamo ancora riusciti a cogliere i suoi lati deboli (di lato comico non se ne parla). Piuttosto, è lui, il Professore, che ha colto i lati deboli nostri e ci ha dato una prima mazzata in nome della difesa della Patria. Si sa, quando la Patria chiama, difficile resistere. Guardate quanta gente le ha donato la vita: a noi, in fondo, il Prof chiede unicamente di donare (è un eufemismo, ci rendiamo conto) il portafoglio.

Per il secondo, Minzolini, un successore ancora non è stato identificato. La cosa ci preoccupa veramente. Il Tg di Minzo era talmente ridicolo, talmente facinoroso, talmente censurato e – diciamolo – di tale scarso livello professionale da rendere il nostro lavoro una sinecura impagabile. Aprivi e vedevi dei figuranti lobotomizzati, travestiti da giornalisti che parlavano di un mondo iperuranico noto solo a loro e al loro padrone: non Minzolini, spesso in crociera, ma direttamente il succitato Berlusconi. Si va al circo per stupirsi o per ridere: la pagliacciata del Tg1 di Minzolini otteneva ambedue le reazioni. Pare che dopo il processo per peculato, Minzolini voglia andare a scaldare la sedia di corrispondente da Parigi. Per uno che pronuncia il nome di un noto e intransigente avvocato francese chiamandolo Robbespiè, è una buona scelta, gli serviranno solo un paio di interpreti fissi e qualcuno che gli traduca Le Monde, Le Figaro, France Dimanche, L’Equipe e, soprattutto, i satirici Le Canard Enchainé e Charlie Ebdo. A Romagnoli, la Rai ha offerto la Senna.

La successione di Minzolini, appunto. Ci vorrebbe un direttore: indipendente, autorevole, esperto di comunicazione televisiva, capace di rigenerare una redazione distrutta, con spalle robuste per “delocalizzare” i vertici compromessi (“con il passato regime”, verrebbe da aggiungere), abile tanto da poter riallacciare un dialogo onesto con i telespettatori, simpatico almeno per apparire in video (poco) con qualche editoriale serio e sereno, forte da poter mandare la Casta a farsi fottere. Esiste un direttore così? Lo chiediamo ai nostri affezionatissimi lettori, fuori i nomi.